Grandi manovre dentro il Pd, anche a Ferrara?

Anche il Pd ferrarese in questo week end ha tenuto gli occhi puntati su Firenze, dove il sindaco Matteo Renzi, rottamatore per antonomasia , ha chiamato a raccolta gli amministratori del PD, che sono arrivati in gran numero  un po’ da tutta Italia.

Ogni volta che parla genera scosse interne al partito: Matteo Renzi, sindaco di Firenze, già presidente della provincia, concreto e pragmatico come è giusto che sia un amministratore che vive sul territorio e che tutti i giorni deve fare i conti con i propri concittadini, esperto  comunicatore, immune da quella  fedeltà al partito che finisce per favorire l’immobilismo, è di nuovo al centro del dibattito interno al PD nazionale. In questi giorni a Firenze il suo “Big Bang Italia obiettivo comune”, assemblea di sindaci e amministratori locali organizzata al Palacongressi del capoluogo toscano , ha trascinato a Firenze oltre 1000 amministratori, per ribadire una volta ancora che “l’Italia si può servire senza stare appiccicati a una poltrona”. Un messaggio chiarissimo rivolto alla vecchia guardia del Partito, che in Parlamento ci sta in qualche caso da 30 anni.

Nel Pd ferrarese , dove da alcuni anni si è fatta strada una nuova generazione di amministratori e di politici, “ il ricambio qui c’è stato, dicono, non altrettanto è accaduto a livello nazionale. Hanno posizioni diverse sul dibattito interno al partito, ma sono  tutti favorevoli al rinnovamento della classe dirigente.  Entusiasta di Matteo Renzi,  Barbara Paron, sindaco di Vigarano Mainarda, a Firenze in questi giorni con Luigi Marattin, Simone Merli, Caterina Ferri. Renzi è concreto, comunicatore convincente per le idee che esprime, interpreta,dice, I giovani, la loro insofferenza verso un partito lento e statico. Ha un approccio positivo ai problemi. Sensibile all’esigenza di ricambio interno anche la presidente della provincia, cauta nello schierarsi tra Franceschini, Bersani e Renzi.

Marcella Zappaterra vuole conoscere contenuti e supporters dei contendenti in campo che per ora nel PD sembrano limitarsi a Bersani da  un lato, Renzi dall’altro. Per Zappaterra è cruciale il tema delle alleanze.
Servono alleanze per governare, dichiara netta, quindi meglio un Pd con l’Udc di Casini che il trio di Vasto. A Bersani lei consiglierebbe di fare un passo indietro: “Resti al vertice del partito e lo porti a vincere le elezioni. A governare, come lo stesso Bersani, ricorda lei con ottima memoria, aveva annunciato dopo le primarie di due anni fa, ci pensi qualcun  altro”. la presidente della Provincia è critica verso la lentezza non solo del suo partito, ma dell’intero Parlamento,  nei confronti delle riforme, quella elettorale e quella del finanziamento pubblico ai partiti. Se avesse voluto farle, commenta, le avrebbe già fatte!.Bene il voto su Luigi Lusi, ha certamente commesso abusi ma, aggiunge senza mezze diplomazie, non può aver fatto tutto da solo.

Sulla data del voto, sia Paron che Zappaterra scartano l’ipotesi di ottobre, minerebbe l’azione dell’attuale governo, che, deve invece arrivare a compiere ciò per cui è stato incaricato. Decisamente più diplomatico e cauto Paolo Calvano, che su Lusi, glissa. Bene ha fatto il PD a votare …quanto al coinvolgimento di altri, spetta alla magistratura appurarlo. E Rutelli? Non è più nel PD…risponde.

Calvano che si è fermato a Firenze, dopo aver partecipato ieri all’incontro dei circoli Pd con Pierluigi Bersani a Roma,  di Renzi condivide la necessità di valorizzare chi governa sul territorio. Gli amministratori  hanno il polso della situazione, si misurano tutti i giorni con i problemi veri delle persone, non sono romanocentrici: una tendenza inevitabile, dicono tutti e tre, per chi va  oltre le tre legislature in Parlamento.

Sulle alleanze Calvano è decisamente più vicino alla linea di Veltroni, non vuole un  PD  vincolato ad alleanze, ma ad un programma attorno a cui costruire alleanze.  Per tutti il pericolo vero è il distacco dai partiti del Paese reale e Calvano, indica, due esempi per tutti: le candidature di Pierotti a Comacchio e di Bernazzoli, a Parma. Due brave persone, ma estranee al rinnovamento. Così , conclude,  vincono gli altri.

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