L’arte e la creatività del Guercino spiegate dalla scienza

È il 1618. Il giovane Giovanni Francesco Barbieri torna da Venezia e dipinge ‘San Pietro riceve le chiavi da Cristo (La cattedra di San Pietro)’.

In corso d’opera Guercino riflette attentamente sulla composizione apportandovi modifiche.

Ricostruisce la parte superiore destra della tela, realizzando braccio e ala dell’angelo, che poi ricopre con il drappeggio, riduce la capigliatura dell’angelo e rielabora la spalla di quello accanto, di cui ripensa la mano, dipingendo inizialmente il pollice aderente alle dita, quindi direzionato verso l’alto, mentre le altre vengono allungate.

Come possibile sapere tutto questo? Grazie all’analisi con luce infrarossa. Si tratta di una delle tecniche impiegate nella campagna di indagini diagnostiche sulle opere del Guercino, che sta realizzando alla Pinacoteca di San Lorenzo il Dipartimento di Beni Culturali dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna Laboratorio Diagnostico, in collaborazione con il Centro Studi Internazionale Il Guercino.

«Questa attività – ha spiegato Salvatore Amelio, presidente del Centro Studi – consente un’analisi di colori e materiali e delle scelte pittoriche del Guercino. Vuole inoltre essere un modo per tutelare i nostri quadri: questa campagna ci consentirà infatti di comprenderne lo stato, eventuali carenze e conseguenti interventi». Un valore aggiunto anche per la prossima mostra ‘Guercino e Mattia Preti a confronto’, che proporrà un convegno per illustrare i risultati della campagna e nel cui catalogo sarà inserito il confronto fra i dati raccolti e gli studi eseguiti dalla Soprintendenza della Calabria sulle opere dell’allievo del maestro centese.

Il progetto, per cui è prevista una durata di almeno due anni e il coinvolgimento di altre città italiane, per un totale di 50 opere, fonda su una prima ricognizione delle analisi, non numerose, eseguite in precedenza, sulla campagna diagnostica in atto e sull’elaborazione dei dati e il confronto fra le due fasi precedenti, per spiegare la tecnica pittorica del Guercino e mettere un punto fermo sia tecnico che critico alle opere.

«In questo studio – ha rimarcato Barbara Ghelfi, professore associato di Storia dell’Arte Moderna – l’esperto di tecniche diagnostiche lavora insieme allo storico dell’arte in una declinazione multidisciplinare che consente di realizzare una sorta di atlante metodologicamente coerente del corpus di Guercino. Punto di partenza per svolgere queste indagini sono le domande che ci siamo posti per capire come dipingeva l’artista: cosa c’è sotto l’immagine? Quale ne è la preparazione? Che materiali ha impiegato? Vi è una relazione fra l’opera definitiva e il momento preparatorio?».

Interrogativi cui si cerca di dare risposte, delineando una mappatura di tutte le opere del Guercino, partendo dalla città natale.

«I dati tecnici e scientifici possono spiegare il processo creativo – conferma Chiara Matteucci, responsabile tecnico dell’unità Polilaboratoriale del Dipartimento dei Beni Culturali -: dalla scelta della tela al tipo di preparazione, dal disegno preparatorio (in realtà un mezzo fluido per definire i principali contorni della figura) all’utilizzo dei pigmenti, in particolare per creare rossi e azzurri (cinabro, sulfuro di mercurio, oltremare)».

Tre i nuclei di ricerca. Il primo si occupa delle riprese a infrarossi, che permettono di vedere se esistono ripensamenti o contorni di figure tracciati con mezzo fluido in fase preparatoria. La seconda area si occupa di determinare la composizione dei pigmenti all’interno dei principali colori, per uno screening della tavolozza. La terza utilizza la camera inventata da Pascal Cotte, che un decennio fa al Louvre ha scansionato la ‘Gioconda’ e ‘La dama con l’ermellino’ e che fornisce una misura del riflesso della luce sull’immagine che ha valore di dato scientifico. «Il macchinario – ha illustrato Cotte – produce una luce culimata, che simula quella del sole e la cui caratteristica fisica consente di entrare molto profondamente nello spessore del dipinto. Lo fa con più precisione dell’infrarosso, che restituisce una immagine mentre questa tecnica ne fornisce più di 1600: esse si possono analizzare ricostruendo la cronologia della costruzione del dipinto. Sperimentato 4 anni prima del Louvre

Al termine del processo verrà prodotto un catalogo ragionato dei dipinti di Guercino, partendo da quelli centesi per poi continuare con i quadri di Guercino che si trovano anche in altre realtà.

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