Haiti, il paese dimenticato – VIDEO

Fa notizia oggi sui media nazionali e internazionali il caso dei 17 missionari statunitensi rapiti ad Haiti  ieri sabato 16 ottobre,

I tg nostrani definiscono Haiti  come  un luogo di massima insicurezza, ma la violenza, la corruzione e l’instabilità politica ad Haiti sono di casa da decenni, come la estrema povertà, di cui si fanno carico da anni insieme a tante organizzazioni umanitarie anche la Caritas diocesana ferrarese insieme alla Caritas italiana.

Hanno rapito 17 statunitensi, missionari con alcuni familiari,  compresi 3 bambini, erano su un bus diretto all’aeroporto di Port au Prince, capitale della Repubblica di Haiti, venivano da una visita ad un orfanotrofio situato a nord della capitale in un sobborgo Titanyen.tristenemente noto ai media del mondo, perché lì nel 2010 sono state scavate le fosse comuni dove sono stati sepolte a centinaia le vittime rimaste senza nome del terremoto catastrofico che colpì l’isola nel gennaio di 11 anni fa

I media ipotizzano già il nome della gang criminale, probabilmente la stessa che a giugno rapì in un cantiere un ingegnere italiano liberato 22 giorni dopo la cattura e che in aprile rapì 11 religiosi. Ma la piaga dei rapimenti è uno dei fattori endemici di criminalità e insicurezza della repubblica haitiana, che occupa la parte occidentale dell’isola di Hispaniola, nei Caraibi, così battezzata da Cristoforo Colombo primo europeo a mettervi piede.

Haiti  è un Paese poverissimo, abitato per il 90% dai discendenti degli schiavi portati dall’Africa nelle piantagioni di caffè e banane, dai negrieri perche lavorassero nelle piantagioni di caffè e banane dei proprietari spagnoli prima, francesui poi.

Ha una storia originalissima, è stato infatti il secondo Stato delle Americhe dopo gli Stati Uniti a conquistare l’indipendenza in questo caso dalla francia e proprio sull’onda della rivoluzione francese e delle idee illuministiche, ma l’originalità sta nel fatto che qui l’indipendenza fu conquistata da un esercito di ex schiavi, fatto forse mai perdonato dalle potenze coloniali europee e neppure dagli Stati uniti.

Il Paese ha subito nell’arco di 11 anni due terremoti: Il primo catastrofico nel 2010 fece 230.000 vittime e lascio  il Paese in macerie, senza strutture e  servizi, con tanti orfani e la parte più povera della popolazione, di circa 11 milioni di abitanti, di cui circa un terzo vive nell’area della capitale, senza  cibo né acqua, tant’è che subito dopo fu devastato da una terribile epidemia di colera portata dai caschi blu dell’Onu.

 

Di pochi mesi fa ad agosto, il secondo terremoto di magnitudo 7.2, appena un mese dopo la grave crisi politica e istituzionale già in corso e aggravata dall’assassinio del presidente della repubblica Jovenel Moïse ucciso nella sua casa sembra da mercenari colombiani, un delitto che si colloca nel groviglio di lotte per il potere che domina l’area del centroamerica. Su questo mix di eventi sismici, instabilità politica, corruzione e violenza criminale si è abbattuta  l’epidemia-di Covid, che interrompendo  gli aiuti umanitari  ha messo ancor di più in ginocchio il Paese, da  cui provenivano i migranti che poche settimane  abbiamo visto sulle tv del mondo violentemente attaccati e respinti in Messico dagli agenti a cavallo della polizia di frontiera degli Stati uniti mentre cercavano di entrare negli Usa traversando il Rio Grande

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