I diari della bicicletta: la città di John Doe

Vi presentiamo John Doe:

“è solo un modo per mettercela tutta semplicemente”

John DoeAvremmo potuto scegliere di procedere ciascuno con il proprio nome, invece no, non l’abbiamo fatto: ci siamo mescolati dentro la voce di un’identità comune e condivisa, John Doe, priva di significato. Ma non per nostra volontà! Dei significati siamo stati privati da una società che adora il “blob”, la massa uniformemente mediocre, e odora di banconote illuse. Verde come i dollari e non più come l’erba di un prato. Una società che odia il fluire del Tempo, poiché non s’interroga sulla sua nostalgia, e manifestandosi forte dietro ai muscoli pompati dell’apparenza, dei tanti che si stremano per ore in palestra, soffoca una debolezza che diventa terribile nel sangue sotto pelle. Una lontananza che dà un gelo peggio di Montale o dei nostri umidi inverni. Perciò noi vi copriremo con parole che fanno bene, e vi faranno smettere di tremare davanti alle quattro immortali capriole di fumo nel focolare di sempre.

Noi quattro, Alberto, Matteo, Riccardo e Matteo, spazieremo dal minuscolo ambito ferrarese a quello mostruoso del mondo: cosa vogliamo farne, di questa città assonnata, di questa città decrepita, di questa città senza direzione? Vogliamo cercare una redenzione o la lasceremo precipitare senza paracadute verso l’Inferno? Perché l’inferno è la prossima fermata, amici. L’inferno dei senza lavoro, dei senza speranza, dei senza. Ci hanno portato alla fonte e non ci hanno permesso di bere, ecco. Letteratura, sociologia, qualsiasi arte o anfratto del conoscibile che si possa additare a Cultura: adesso più che mai il linguaggio è potere, così l’espressione e la comprensione della nostra rabbia. La violenza è accecata e senza meta, non ci serve.

E allora via, a sfrecciare verso l’alba su strade che si sono dimenticate tutto, salvo i nostri nomi, quello che abbiamo necessità di fare, quante ore mancano prima del traguardo che ci allinea tutti. Verticali, orizzontali, quello che volete. Il grande salto, il grande buio. Ma c’è ancora tempo. Tempo per dire le cose come stanno. Per cercare una soluzione. E noi lo faremo, belli miei. Lo faremo eccome. Li affronteremo uno per uno, i problemi, alla ricerca di una soluzione. E se non basteremo noi, ci faremo aiutare. Diventeremo un movimento. Un gruppo di persone unite da un fine. E non ci fermeremo mai, davanti a nulla. Perché saremo dalla vostra parte. E allora sarà come rinascere. Un’altra volta, come la prima volta. Schieratevi, quindi guerrieri. Perché l’ora di combattere con le idee e i propositi costruttivi, è giunta. Qui non si fanno prigionieri, ci si dà un senso.

“Jack, l’uomo della Folla”, tuonava il suo sguardo globale da Cuba, terra ideale, mentre “V per Vendetta” aveva riaperto nei sotterranei della City una sorta di “Radio Londra” del domani… noi, sull’onda di It takes a fool to remain sane, abbiamo trovato l’appoggio di una piccola ma agguerrita televisione: siamo John Doe, non temo il terminator della noia e trasmetto su frequenze libere per dirvi che non sarete più soli.

 

Alberto Amorelli, Matteo Pazzi,

Riccardo Corazza e Matteo Bianchi

– per la prima e ultima volta nei loro singoli panni… –

2 pensieri riguardo “I diari della bicicletta: la città di John Doe

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