I mestieri artigiani diventano teatro

Arriva alle 21 di questa sera, alla Sala Estense di Piazza Municipale, la pìece teatrale rappresentata dagli artisti del Teatro Comunale di Occhiobello e realizzata in collaborazione con CNA Ferrara, patrocinata dal Comune di Ferrara e con il sostegno di UNIPOL Banca e che parte dell’incasso lo devolverà in beneficienza all’Andos, l’associazione delle donne operate al seno.

Sul palco della Sala Estense sfileranno tre rappresentazioni che compongono ‘opera “Manufatti Artigiani”. Un progetto artistico dedicato ai mestieri dell’uomo,oggi decaduti, ideato e diretto da Giulio Costa. Tre spettacoli che permetteranno di assistere a una lezione destrutturata che rivela, con le parole, i progressi dell’umanità e, con i fatti, la natura volubile e involontariamente comica dell’essere umano; la magia del manufatto artigiano, oggi sempre più dimenticato, e lo stupore davanti alla nascita di nuove creazioni; una guida turistica che con la sua ‘arte’ ci mostra l’invisibile, facendo emergere, in maniera autonoma e senza commento, l’impalpabilità della cultura, l’aspetto gregario del pubblico, il viaggio omologante e indifferente, la conoscenza come conseguenza di una testimonianza diretta.

Un professore, una sarta e una guida turistica sono i protagonisti di “Senza titolo” (Premio Eceplast Festival Troia Teatro 2011 – Premio del Pubblico Finestre di Teatro Urbano 2011) con Giulio Costa, “Veste sola” con Francesca Di Traglia e “Giro solo esterni con aneddoti” (Premio ‘Dante Cappelletti’ 2011) con Marco Sgarbi, collaborazione ai testi di Monica Pavani.

La dislocazione dei mestieri all’interno del palcoscenico e l’esasperazione della pratica lavorativa (per rientrare nei tempi della rappresentazione) hanno lo scopo di palesare il triste declino delle attività artigianali, sempre più costrette a competere con il virtuale che avanza e a subire le riforme e le regole di produzione del presente.

Protagonisti sono lo sguardo e l’ascolto del pubblico cui si chiede di ‘fare esperienza’, o meglio, di vedere e interpretare un’immagine annacquata da una visione abitudinaria. Il denominatore comune di tutti i manufatti è una drammaturgia che evoca un’intera esistenza e che è anche metafora dell’atto teatrale costituito da una successione di azioni, silenzi e rumori, dove la realtà concreta, posta davanti agli occhi dello spettatore, rivela tutta la propria astrattezza.

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