I taccuini di Giuseppe Ghedini andranno a Schifanoia? – VIDEO

Conferenza stampa ieri in Municipio per presentare alla stampa e alla città i taccuini del pittore ferrarese del ‘700 Giuseppe Ghedini, al centro nei mesi scorsi di una polemica accesa tra alcune associazioni culturali: Amici Biblioteca Ariostea, Amici dei musei e dei monumenti ferraresi, Ferrariae Decus e Deputazione di Storia Patria (essendosi in un secondo tempo ritirati Italia Nostra e Accademia delle Scienze) e Assessorato alla Cultura e presidente della fondazione di Ferrara Arte, Vittorio Sgarbi.

I taccuini, che vedrete nel nostro servizio e sulla cui storia torneremo nei prossimi telegiornali, sono stati acquistati dalla Fondazione Cavallini-Sgarbi, che le inserirà nel proprio patrimonio artistico vincolato e li metterà a disposizione della città in una esposizione permanente a Palazzo Schifanoia, in fase di allestimento.

Una conferenza stampa lunga e travagliata quella che si è svolta  mercoledì 16 giugno, in Municipio a Ferrara per la presentazione dei taccuini del pittore ferrarese del ‘700 Giuseppe Ghedini.

Disegni che illustrano l’opera burlesca “Il Ricciardetto”di Nicolò Forteguerri, dei quali si era persa traccia, come alcuni sapranno per aver seguito la polemica dei mesi scorsi, fino a quando gli Amici della Biblioteca Ariostea e altre associazioni culturali ferraresi ne hanno scoperto la presenza presso un noto e affermato antiquario milanese.

Da quel momento è iniziato un dialogo tra associazioni culturali e assessorato alla cultura del Comune di Ferrara, nella persona dell’assessore alla Cultura Marco Gulinelli,  per riuscire a riportare alla Biblioteca Ariostea (alla quale il pittore Ghedini aveva lasciato per volontà testamentaria i taccuini) la piccola raccolta di disegni, scomparsi, non si sa come, dalla Biblioteca e riapparsi in città nel 1970 in occasione di una mostra sul ‘700 ferrarese.

Dei taccuini in quella occasione parlò Eugenio Riccomini, storico  e critico d’arte, direttore per alcuni anni della  Pinacoteca Nazionale di Palazzo dei Diamanti a Ferrara,  che li vide esposti come proprietà di un collezionista ferrarese non nominato.

La storia dei taccuini in questi due secoli è piena di alti e bassi e di punti oscuri che non sono mancati neppure in questa ultima fase in cui, per farla breve, la volontà delle Associazioni ferraresi di restituire i taccuini alla Biblioteca Ariostea, sua legittima proprietaria, chiedendo al Comune di acquistarli per la somma di 20.000 euro, si è scontrata, dopo il dialogo iniziale, con l’impossibilità, dichiarata dall’assessore Gulinelli, di sostenere a nome di una Amministrazione pubblica una trattativa privata con l’antiquario milanese, imprenditore privato.

La vicenda si è risolta, dopo un lungo carteggio e alcuni silenzi da parte dell’Assessorato, con l’acquisto dei taccuini da parte della Fondazione Cavallini-Sgarbi, cui l’Assessore si sarebbe rivolto,  senza, però, farne cenno esplicito alle Associazioni. I taccuini, come a a più riprese ha dichiarato in conferenza stampa Vittorio Sgarbi, presente alla conferenza in qualità di Presidente della Fondazione Cavallini Sgarbi, ma anche della Fondazione cittadina Ferrara Arte, cui Marco Gulinelli si era rivolto per chiedere un parere esperto, verranno resi fruibili dalla città e dai turisti a Palazzo Schifanoia, dove troveranno posto nell’esposizione permanente in fase di allestimento nel palazzo recentemente restaurato.

A questo punto la conferenza stampa a cui erano stati ammessi, dopo richiesta di un rappresentante dell’opposizione in Consiglio comunale, i rappresentati delle Associazioni culturali interessate, nel momento in cui è stata  data loro la possibilità di intervenire, dopo che,  per quanto si era saputo, in un primo tempo erano stati ammessi come semplici spettatori , si è trasformata in uno scontro acceso e a tratti violento, soprattutto nel linguaggio.

Cosa succederà ora dei taccuini? Saranno esposti a Schifanoia come è stato detto in conferenza stampa e come  è volontà della fondazione Cavallini -Sgarbi e del Comune di Ferrara con cui Vittorio Sgarbi ha fatto una convenzione su basi totalmente gratuite, come lui stesso ha dichiarato, oppure ci sarà la possibilità, come ha ventilato lo stesso critico d’arte, che la questione possa essere azzerata e che tocchi alle Associazioni culturali interpellare la Soprintendenza o chi di dovere per informare le autorità competenti della vicenda della scomparsa dei taccuini da un’istituzione pubblica di Ferrara, la Biblioteca Ariostea,  e della loro successiva riapparizione a Milano?

Noi, nel frattempo, continueremo ad occuparcene, anche per entrare meglio nelle ragioni dello scontro.

Dalia Bighinati

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