II pasticcio dell’IMU

Alla fine, anche il governo dei tecnici è riuscito a combinare un discreto pasticcio sull’IMU, cioè la tassa sulla casa reintrodotta dalla manovra salva Italia di fine anno. Ieri sera è stato presentato nella commissione finanze del senato un emendamento per correre ai ripari ed evitare che, alla scadenza del 18 giugno, per il pagamento della prima rata, contribuenti fiscali e centri di assistenza finiscano nel caos.

Qual è il problema? Il governo ha stabilito due aliquote base per la tassa sulla casa: 0,4 per cento dell’imponibile sulla prima casa, 0,76 per cento per la seconda. I comuni hanno però la facoltà di aumentare un po’ queste aliquote: il comune di Ferrara lo ha già fatto a fine dicembre, portando la tassa sulla seconda casa allo 0,9 per cento. La stragrande maggioranza dei comuni italiani però non ha ancora stabilito che fare e, quel che è peggio, gli è stato dato tempo fino a fine giugno per prendere una decisione. Da qui la situazione di incertezza e l’allarme di qualche giorno fa dei Centri assistenza fiscale.

Ora si corre ai ripari: l’acconto da versare entro il 18 giugno sarà calcolato sulle aliquote base, stabilite a livello nazionale, poi a novembre verseremo il saldo, tenendo conto anche degli eventuali aumenti decisi dai comuni. Non è un meccanismo molto limpido. Equivale a dire: intanto comincia a pagare la tassa, poi ti farò sapere a quanto ammonterà. E non è nemmeno escluso che, in luglio, con un nuovo decreto, il governo decida di riprendere in mano la questione e di ritoccare tutto, per garantire comunque alle casse dello stato il gettito atteso di 21 miliardi di lire.

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