Il difficile 2019 della politica in Italia – VIDEO

L’anno di prova del governo giallo verde si è concluso con una serie di colpi di scena, inediti come l’alleanza da cui è nata a fine maggio dell’anno scorso la coalizione Cinquestelle – Lega.

Una coalizione pagata a caro prezzo dai Cinque Stelle, che hanno visto erodersi poco a poco , nonostante il reddito di cittadinanza e quota 100, il consenso che li aveva portati al governo. Matteo Salvini, sfiduciando la maggioranza e chiedendo pieni poteri e il ritorno alle urne, ha dato il via il 9 agosto scorso ad una delle crisi di governo più stravaganti della politica italiana. Il 20 agosto il Presidente del consiglio, Giuseppe Conte, prendendolo sul serio e rassegnando le proprie dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica, ha messo fine all’esperienza gialloverde e fatto esplodere in parlamento uno scontro politico fortissimo, da cui è nato fortunosamente il 5 settembre scorso il governo giallorosso, forte di una maggioranza uscita da un accordo tra Movimento 5 Stelle, e Partito Democratico, ai quali si sono aggiunti Liberi e Uguali e il MAIE, più l’appoggio esterno di tanti altri partitini.

L’accordo, di cui si è detto tutto e il contrario di tutto, è stato voluto, secondo il Centrodestra, per salvare le poltrone dei 5stelle e riportare al governo il Pd. Per i contraenti è nato invece dalla volontà di contrastare il progetto politico salviniano, contrario al principio fondamentale della separazione dei poteri, su cui si basa ogni democrazia costituzionale.

Il secondo governo Conte, partito all’attacco dell’ evasione fiscale e del crimine organizzato, ha avuto da subito una navigazione burrascosa: il malcontento della base grillina, le spallate del Centrodestra e la necessità di presentare in Commissione europea entro il 15 ottobre la bozza di legge di bilancio. C’è stato il dramma dell’Ilva, la crisi datata dell’Alitalia, un’economia al rallentatore in un’Europa stretta fra Brexit, Trump, avance di Putin e strapotere della Cina. Il 18 settembre l’uscita dal Pd, ma non dalla nuova maggioranza, di Italia Viva di Matteo Renzi ne ha messo in luce, infine, l’endemica debolezza interna.

E se per il momento ci tranquillizza una manovra finanziaria, che, seppure sotto il fuoco incrociato di interessi di parte e lobby varie, ha fatto del suo meglio per non far arretrare il Paese e ha allontanato per ora l’aumento dell’Iva, destinato a pesare soprattutto sui meno abbienti, sappiamo tutti, però, che all’Italia serve molto altro. Servono in particolare una maggiore unità di intenti, una maggiore consapevolezza dei problemi reali, meno odio in circolazione, la messa al bando di tante fake news destinate a distrarre l’opinione pubblica dai nodi veri.Per la verità in queste ultime settimane due eventi sembrano di buon auspicio.

Il primo costituito da un linguaggio nuovo, che ha fatto la sua prima timida comparsa nel discorso pubblico con il movimento delle Sardine in difesa di “un confronto libero, privo di insulti e di parole che richiamino all’aggressività”. Il secondo dalla capacità del governo Conte di trasformare un elemento di crisi, le dimissioni dal Miur di Lorenzo Fioramonti, in una scelta politica a favore della scuola e dell’università e ricerca.

Due deleghe importanti, in questi anni fanalino di coda nei progetti di governo, ognuna delle quali ora ha un ministro dedicato, e questo potrebbe contribuire a farne davvero le forze, come molti chiedono da tempo, da cui far ripartire il Paese. Che sia la volta buona?

D.B.

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