“Il Giorno della Memoria diventi Giorno delle memorie e della conoscenza” in teatro C.Augias e M.Ovadia

“La memoria deve servire a conoscere le cause delle cose”, in questo caso dei crimini commessi contro esseri umani da altri uomini”.

Questa in estrema sintesi la risposta data da Corrado Augias e Moni Ovadia nel dialogo teatrale, che ha aperto oggi a Ferrara le celebrazioni del 27 gennaio, Giorno della Memoria,  alla domanda “A che cosa serve la memoria?” che ha dato il titolo alla performance.

Un itinerario fitto di rievocazioni storiche, ricordi personali e riflessioni che hanno legato il passato al presente: questo il filo che ha cucito il racconto a due voci con cui Corrado Augias hanno cercato di rispondere alla domanda che ha dato il titolo alla perforformance teatrale di due maestri dell’arte affabulatoria.

Un itinerario fatto di domande e risposte, rimandi a immagini crudeli, concetti attinti alla cultura dell’Occidente e della classicità, ma anche musica e canti della tradizione ebraica eseguiti dallo stesso Ovadia.

Punto di partenza il presente e l’attacco scomposto del 6 gennaio a Capitol Hill, per dire quanto possa essere facile  attaccare la democrazia e anche abbatterla, come negli anni Venti e Trenta è avvenuto in tanti stati dell’Europa, in cui alle democrazie abbattute si sono sostituiti regimi basati su una legalità profondamente sconnessa dall’idea di giustizia, che deriva ha dichiarato Ovadia, richiamandosi alla figura tragica di Antigone e al concetto kantiano di giustizia, “dalla stessa natura dell’uomo. Una legalità scissa dal principio di giustizia non solo  può produrre ingiustizia, ma addirittura morte”, ha continuato il drammaturgo, incalzato da Augias, in un passaggio ardito e illuminante,  chiarito attraverso la rievocazione dei due processi di Norimberga del 1946 e di Gerusalemme ad Adolf Eichmann nel 1961, dalla contrapposizione fra ubbidienza alle leggi dello Stato e ubbidienza ad un universale senso di giustizia insito nel cuore degli uomini.

Poi la rievocazione dell’orrore dei lager nel materiale documentario raccolto dalle truppe entrate nei campi di sterminio, attualizzato dalle testimonianza dei sopravvissuti. Crimini contro l’umanità, contro donne, bambini, uomini resi stucken, pezzi, nel linguaggio burocratico del genocidio studiato e organizzato a tavolino per togliere,  prima della vita, la dignità.

Il crimine più esecrabile dei nazisti è stato, ha rimarcato Ovadia,  distruggere non solo la vita, ma  la dignità delle loro vittime: Ebrei, oppositori politici, internati militari e civili, disabili, Sinti e Rom, malati psichiatrici, omosessuali, Slavi.

Un crimine,  cui i Costituenti  tedeschi hanno contrapposto come limite invalicabile il primo articolo della loro costituzione repubblicana.

Sul tema del significato privato e pubblico della memoria, che non può degradarsi a ritualità, le riflessioni conclusive.

Auspico, ha detto Ovadia che il Giorno della memoria diventi Giorno delle memorie, del ricordo di tutti gli eccidi, gli stermini, delle persecuzioni che nel passato sono stati commessi , e continuano ad essere perpetrati nel presente.

“Indispensabile sul piano personale, sul piano pubblico la memoria deve andare oltre la rievocazione emotiva, ma “rievocare non basta”  ha detto Augias, “nelle scuole il tema dell’olocausto non produce reazioni molto partecipi “.

“La memoria serve a dare un’identità, che scompare se quella  viene meno”. Ovadia presenta così il dovere della memoria storica agli studenti, mentre Augias  aggiunge il ruolo imprescindibile che la memoria esercita sulla comprensione dei fatti, sull’intelligenza.

Infine la finalità più importante. “La memoria serve se accompagnata dallo studio del passato, perché solo lo studio delle cause dei fatti può dare la consapevolezza profonda, che  serve come antidoto al ripetersi dell’orrore nel presente”,  minacciato in questi anni da un crescente negazionismo della Shoah, dal fascino per i  simboli del nazismo e  dai contenuti dell’ antisemitismo,  una sorta di “animo  fascista”  che ha le proprie radici nelle societa della diseguaglianza, nella ricerca – nelle minoranze di qualsiasi tipo – di un capro espiatorio, cui attribuire la colpa delle avversità di cui è sempre carica la storia.

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