Il Governo Conte al vaglio del Senato: la fiducia c’è, ma è risicata. I senatori di IV si astengono.

Sono 156 i ‘sì’, i ‘no’ sono  140, 16 gli astenuti. Conte si prepara a rendere più solida la maggioranza. Un voto segnato dalla polemiche. I senatori  Ciampolillo e Nencini sono arrivati all’ultimo momento al voto a sostegno del governo, , inducendo la Presidente del Senato a bloccare le operazioni fra le proteste di  Lega e FdI, che annunciano si appelleranno al Colle. Il  voto ha risolto l’incertezza sull’esito, che si è protratta per tutta la giornata.

Sintesi della giornata.

Il Capo del Governo oggi  ha chiesto al Senato un voto di fiducia, che sembrava a molti decisivo. Per come sta andando il dibattito, c’è chi parla   di una possibilità per il governo Conte di andare avanti anche senza la maggioranza assoluta, con la speranza di poter contare nelle prossime settimane sui singoli provvedimenti anche sul voto di chi oggi non voterà la fiducia, soprattutto fra i senatori di Italia Viva, che il senatore PD, Marcucci, ha definito in difficoltà rispetto alla crisi aperta dal segretario del partito.

Per il presidente del Consiglio è stata una giornata indubbiamente faticosa, iniziata alle 9.30 con un discorso di oltre un’ora che ha messo in evidenza gli obiettivi del patto di legislatura lanciato ieri alla Camera e oggi ribadito a Palazzo Madama. Un discorso forse più incisivo di quello di ieri anche per la consapevolezza che proprio al voto del Senato è legato il futuro del Governo.

Aspro e senza toni concilianti Il dibattito successivo, anche negli interventi che annunciavano il voto a favore del Governo. Un dibattito scontato nelle argomentazioni, che abbiamo ascoltato in queste settimane in tutti i talk show televisivi.

Negli interventi si è colta un ’atmosfera da deja vu , che si è animata soltanto all’arrivo in aula della senatrice a vita Liliana Segre, accolta dagli applausi e dai parlamentari che si sono alzati, per renderLe omaggio.

A salutarla, dal microfono, è stato Pier Ferdinando Casini durante il suo intervento, subito  dopo le comunicazioni del premier Conte in Aula. La senatrice nei giorni scorsi aveva dichiarato che sarebbe venuta in aula nonostante  i tentativi dei medici di dissuaderla per il rischio Covid, per senso del dovere e indignazione nei confronti della crisi aperta in un momento tanto grave.

Nel duello che si è aperto in modo esplicito in aula, fra Conte, che ha parlato la mattina,  e Renzi, che ha parlato intorno alle 18, al tono perentorio di Conte sul no ai renziani nella nuova maggioranza, è corrisposto l’attacco durissimo, e sapiente dal punto di vista retorico, di Renzi: una serie di critiche che si sono concluse con l’invito al primo ministro di  rinunciare alla poltrona.

 

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