Il Governo Renzi rende noti i primi segnali positivi per il Paese. Ma ad appesantire la crescita restano i macigni dell’ evasione fiscale e della corruzione.

renziVolendo essere ottimisti, diremmo “Eppur simuove”, abituati a guardare il bicchiere mezzo pieno, registriamo volentieri i primi segni + del Pil , + 0,7, dell’occupazione, dell’export, degli investimenti e dei mutui, mentre si riduce il deficit, che scende per la prima volta da anni sotto il 3%.

Non condividiamo, invece, i trionfalismi governativi, non solo perché a scorporare i dati, come ha fatto l’Huffington Post, si svela che i segnali di ripresa sono davvero timidi, ma perché pensiamo che fino a che il Paese non si sarà liberato in misura consistente dalle zavorre pesanti come macigni dell’evasione fiscale e della corruzione, che sono fenomeni contigui, l’Italia sarà condannata a restare al palo della modernizzazione, dello sviluppo di servizi efficienti, di una società aperta ai giovani, senza privilegi, amicizie, pressioni di quelli che contano e bustarelle.

Nel rapporto 2016 dell’istituto di ricerca di Eurispes (Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali fondato e presieduto da Gian Maria Fara, ente privato e opera nel campo della ricerca politica, economica e sociale, dal 1982) si legge che l ’Italia avrebbe un PIL sommerso pari a 540 miliardi. Una cifra enorme se si tiene conto che il PIL ufficiale ammonta invece a 1.500 miliardi di euro.

Ai 540 miliardi si aggiungono i 200 derivanti dall’economia criminale: 740 miliardi in tutto nell’ambito dei quali, considerando un livello di tassazione del 50%, l’evasione fiscale (da sola) vale 270 miliardi. Secondo l’ Eurispes l’evasione fiscale in Italia varrebbe il 18% del PIL, mentre il sommerso in generale vale il 35%.

Ci vogliamo chiedere che cosa significherebbe per il sistema Paese contare su queste entrate? quanto i cittadini onesti potrebbero avvantaggiarsi, pur pagando meno tasse , di maggiori e migliori servizi pubblici, di opportunità di lavoro create da maggiori investimenti?
Avvicinandoci all’11 marzo, giornata dichiarata dai Club Unesco italiani nel 2013, Giornata mondiale dell’Etica globale, vorremmo ricordare che i media, chi fa politica, chi fa cultura, formazione e impresa dovrebbero mettere nella loro agenda quotidiana questo tema.

Solo se l’obiettivo di rendere più etico il Paese diventerà, infatti, una priorità, il Paese pootrà liberare davvero le sue migliori energie, uscire da uno stato di cronica difficoltà, sperare che il lavoro di ognuno diventi crescita di tutti, non solo di pochi.






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