Il lungo silenzio dell’Europa sul genocidio del Rwanda: Macron a Kigali ha chiesto perdono alle vittime

E’ stata uno delle tragedie più sanguinose della seconda metà del ‘900, secondo le stime di Human Rights Watch, dal 7 aprile alla metà di luglio del 1994, per circa 100 giorni, in Ruanda vennero massacrate sistematicamente (a colpi di armi da fuocomachete  e bastoni chiodati) 800.000 ruandesi, in prevalenza Tutsi, una delle etnie del Paese, pari a  circa il 20% della popolazione, che sotto la dominazione coloniale dei Belgi, erano diventati  classe dirigente, mentre agli Hutu, la maggioranza della popolazione ruandese, era stato riservato un ruolo sociale inferiore. Il genocidio nel Rwanda e lo strascico di dolore e di ostilità, non solo politica,  che si portò dietro  nei sopravvissuti rappresenta una delle testimonianze più drammatiche delle conseguenze del colonialismo ottocentesco europeo in Africa, un fenomeno che dopo le due guerre mondiali , con il processo della decolonizzazione realizzato sotto la tutela dell’Onu, ma anche sotto le spinte contraddittorie della divisione del mondo nei due blocchi americano e occidentale da un lato, sovietico dall’altro, cambiò radicalmente il volto politico dell’Africa, L’odio interetnico fra Hutu e Tutsi, molto diffuso nonostante la comune fede cristiana, costituì la radice scatenante del conflitto, anche se l’idea di una differenza di carattere razziale fra queste due etnie è estranea alla storia ruandese e rappresenta semmai uno dei lasciti più controversi del retaggio coloniale prima tedesco poi  belga. Il genocidio minuziosamente organizzato dagli hutu divenuti detentori del potere , ha visto secondo gli storici diversi gradi di complicità nell’operato dell’occidente e dell’Europa che  con il silenzio anche degli Stati non coinvolti direttamente come la Francia ha messo in luce  lo spietato atteggiamento di indifferenza nei confronti dei drammi dell’Africa.  Né i processi dei tribunali internazionali sono riusciti ad assicurare alla giustizia tutti i colpevoli. La visita del presidente francese di venerdì, che ricambiava la visita a Parigi del presidente del Rwanda ha segnato un passo avanti nel lento processo di riconoscimento di responsabilità degli europei. Macron in Ruanda davanti al memoriale del genocidio del 1994 ha riconosciuto che la Francia non è stata complice, ma ha fatto prevalere il silenzio sulla verità”una svolta a distanza di 27 anni suggellata dalla speranza del perdono.

Su questo cammino- ha detto Macron – solo coloro che hanno attraversato la notte possono, forse, perdonare, farci il dono di perdonarci». Noi che abbiamo conosciuto e ospitato a Ferrara, grazie al Soroptimist club estense e all’università una giovane ruandese, sopravvissuta al genocidio, vogliamo dedicare a lei oggi queste parole.

Dalia Bighinati

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