Il messaggio del vescovo di Ferrara, Rabitti, sull’arrivo del Papa

Messaggio di Mons. Paolo Rabitti Arcivescovo di Ferrara-Comacchio:

“Abbiamo saputo che Papa Giovanni Paolo II poneva nel cassetto del proprio inginocchiatoio le lettere e gli scritti di Chi chiedeva preghiere e benedizioni, e che Egli, durante le sue preghiere giornaliere, apriva tale cassetto per farne memoria a Dio.

Ancora prima, il Papa Giovanni XXIII, rivelò che ad ogni decina del Rosario premetteva una specifica intenzione: per i neonati, per i moribondi, per gli sposi, per gli ordinandi, per la pace… eccetera

Questo è il modo quotidiano e segreto con cui il Papa diventa “planetario”, visitando in spirito ogni angolo della terra, e caricandosi di intercessione presso Dio per tutto e per tutti.

Così faceva S. Paolo rivelando “con quale costanza egli si ricordasse dei cristiani nelle sue preghiere” ma anche chiedendo a Dio “l’opportunità di visitarli” e “manifestando l’ardente desiderio di incontrarli” (Lettera ai Romani, capitolo 8).

Penso che Papa Benedetto XVI abbia nutrito in se stesso analoghi sentimenti. I suoi occhi sono stati riempiti del nuovo dramma del terremoto e, subito, ha voluto chiamare i Vescovi delle Diocesi terremotate per conoscere la situazione, individuare lo stato d’animo del nostro popolo, affidarci una parola per tutti di com-passione e di solidarietà.

Poi, durante tutto il mese “sismico”, il Papa ha espresso parole, dolore, vicinanza, ammirazione, incoraggiamento. Capimmo dal suo volto accorato e dal tremore delle sue parole sobrie, che univa il suo dolore al nostro, e che “oltre la vicinanza spirituale e l’affetto del suo animo”, sorgeva nel suo cuore “l’ardente desiderio di incontrare chi è nella sofferenza di essere nel lutto, o senza casa, o senza lavoro, o nella situazione di aver perso ogni cosa della propria vita”.

Ecco dunque la umanissima notizia: “viene il Papa”. Viene in punta di piedi, rapidamente, come si fa nei momenti di dolore: gli occhi negli occhi, una stretta di mano, una parola che confina col silenzio. “Viene il Papa” nell’epicentro del dolore, ma con cuore dilatato a tutti coloro che sono stati toccati dal sisma. Egli viene dove un Parroco, premuroso e proteso a salvare l’immagine di Maria, ha “perso”, o, forse meglio, ha offerto la propria vita.

Viene il Papa nella Diocesi di Carpi, la più segnata dal sisma e dove da pochi mesi era giunto il giovane vescovo, pieno di buoni programmi per la sua Diocesi, e ora da incoraggiare e da aiutare nell’ora della sofferenza. Viene il Papa in questa Emilia che sa esprimere tanta umanità e laboriosità, che sono qualità tutt’altro che estranee alla fede in Gesù Cristo di cui Papa è il garante.

Il Papa viene, conferma e riparte. Ma sa bene il Papa – perché ne è stato adeguatamente informato – che i Preti restano. Ognuno ha trovato uno spazio per l’Eucaristia. Ognuno si è fatto spazio, magari nelle tendopoli, per stare con i suoi parrocchiani e Dio solo sa cosa ha significato questa presenza dei Preti verso gli anziani, verso i piccoli, giorno e notte, ad incoraggiare, a com-piangere, a sperare e a rianimare.

Le enormi gru sollevano gli “angeli terreni” della protezione civile e dei vigili del fuoco che vanno a cercare gli oggetti cari, ad ispezionare con speranza le case, a garantire la sicurezza dei paesi.

Ma vi sono altri “Angeli”, i nostri Sacerdoti presenti nelle zone terremotate, che sollevano gli spiriti e ricordano, con la loro sola presenza, certi valori un po’ sopiti o sopraffatti dalla movimentata economia e dalla concorrenza commerciale, industriale della zona: quali la solidarietà, la preghiera, la domenica. In definitiva, e in una parola: Dio.

Solo a Chiese sventrate, a campanili abbattuti e a Parrocchie deserte ci si rende conto che i paesi rischiano di essere senz’anima. Credo che il Papa venga a dire che – solo riedificando, ripristinando, rianimando le Chiese – i singoli paesi avranno la “Casa” e che, solo così, lo scisma demolitore di case, non è valso a demolire gli animi.

La brevità della visita papale non consentirà molti incontri “a tu per tu”, ma un nuovo incontro con i Vescovi e un Parroco per ogni Diocesi, segnata dal terremoto, sarà come una stretta di mano da trasmettere a tutta la Regione: il Papa viene a confermarci nella fede e nella speranza; e tu, Emilia-Romagna, lasciati interpellare da Chi esprime solidarietà e da Chi ti sollecita, come il primo Pietro: “alzati e cammina” (Atti 3,6)”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *