“ Il Pnrr e la parità di genere a Ferrara fra aspettative e realtà” A Ferrara il Seminario di Fare Diritti

A tutt’oggi e’ la Strategia nazionale per la parità di genere, presentata dalla ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, alla Conferenza unificata e alla Presidenza del Consiglio, il 4e 5  agosto 2021, che indica il  percorso da seguire per ridurre il divario di genere nel nostro Paese. Gli ambiti di intervento su cui agire per rimuovere le disuguaglianze o ridurle sono il lavoro, il reddito, le competenze, il tempo e il potere, lo strumento è costituito dalle riforme e dagli investimenti delle sei missioni del PNRR: Missione 1 digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo, Missione 2 rivoluzione verde e transizione ecologica, Missione 3  infrastrutture per una mobilità sostenibile, Missione 4 istruzione e ricerca, Missione 5 inclusione e coesione, Missione 6 salute. Accanto a queste il Piano può contare sugli obiettivi trasversali e vincolanti per l’intero piano, fra cui  la parità di genere, e sulle riforme imposte al Paese dall’Unione europea.

Delle missioni solo la quinta (Coesione e Inclusione) punta in modo inequivocabile e diretto a sostenere la parità di genere con 400 milioni di incentivi al Fondo impresa donna e con la certificazione di genere, i cui parametri sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 1° luglio 2022. Le altre cinque si prestano a perseguire questo obiettivo in modo indiretto con misure che hanno bisogno di tempi lunghi per produrre delle ricadute significative. Riguardano i i meccanismi di reclutamento e di progressione delle carriere nella Pubblica Amministrazione, un più corretto bilanciamento tra vita professionale e privata (Missione 1), la creazione dell’infrastruttura tecnologica necessaria a fornire all’imprenditoria gli strumenti con cui ampliare il proprio mercato (Missione 1). il Piano asili nido, il potenziamento dei servizi educativi dell’infanzia e l’estensione del tempo pieno a scuola che favoriscono  l’occupazione femminile (Missione 4). C’è l’attenzione a promuovere le competenze STEM tra le studentesse delle scuole superiori per migliorare  le loro prospettive lavorative (Missione 4), i progetti sull’housing sociale per ridurre le situazioni di marginalità estrema e a rischio di violenza, le infrastrutture sociali (Missione 5) e i  servizi sanitari di prossimità (Missione 6).per alleggerire il carico di cura non retribuito, che in genere grava sulle donne. (Ragioneria Generale dello Stato)

La parità di genere passa attraverso la partecipazione al mercato del lavoro

Come rilevato da Paola Castagnotto, cofondatrice del gruppo Farediritti, nel corso del Seminario “Pnrr a Ferrara, aspettative e realtà” del 16 giugno scorso, il Pnrr punta sull’aumento dell’occupazione femminile per ridurre le disparità e utilizza come leve del cambiamento misure e riforme che agiscono sul mercato del lavoro e sulla ricerca, con quote femminili da assegnare alle donne nelle assunzioni (il 30% nelle imprese, art.47 Decreto Semplificazione) e nella formazione dei gruppi di ricerca, il 40% (Missione 4).

I benefici previsti dal Piano sono l’aumento del 4% dell’occupazione femminile entro il 2026 (stime del Dipartimento del Tesoro) e un guadagno per l’Italia di cinque punti entro il 2026 nella classifica del Gender Equality Index dello European Institute for Gender Equality. Una crescita sulla quale dovrebbero incidere in particolare la missione 1 con l’impulso dato alla digitalizzazione del Paese e alle nuove opportunità offerte dallo smart working, “strumenti indispensabili, dice l’assessore al Bilancio della Regione Emilia Romagna, Paolo Calvano, ma inefficaci, se  non si investe sulla formazione delle persone e sul diritto all’uguaglianza ”. (Seminario Fare Diritti).

Anche le nuove regole degli appalti e dei contratti pubblici finanziati con fondi PNRR tendono al riequilibrio di genere nel mercato del lavoro, dalle assunzioni, ai percorsi di carriera, al trattamento economico, alla tutela delle diversità fra i generi e della maternità in particolare. (articolo 47 del DL Semplificazione bis e le linee guida del 7 dicembre 2021).

Le più importanti sono la Certificazione di genere e la richiesta alle imprese di fornire delle analisi biennali del proprio contesto lavorativo, altre, invece, rappresentano delle vere e proprie clausole da inserire nei bandi di gara, come, ad esempio, riservare il 30% delle assunzioni all’occupazione femminile.Tuttavia, in un paese dove negli asili nido c’è posto solo per il 27% dei bambini tra 0 e 2 anni e dove il lavoro di cura grava ancora in modo pesante sulle donne, l’efficacia di questa iniziativa potrebbe essere limitata”.lavoro agricolo

Criticità e punti deboli

Fra le criticità interne al PNRR su questo obiettivo c’è la dotazione dei fondi, pari a 38 miliardi – cioè al 20,1% del totale Pnrr, ma di questi appena poco più di 3 miliardi di euro sono destinati alle 4 misure di contrasto diretto alle disparità, 35 miliardi vanno, invece, a finanziare 30 misure che possono avere un impatto indiretto sulla condizione femminile. In altri termini di questi 38 miliardi, solo l’1,6% è destinato a produrre cambiamenti veloci, il 18, 5 li dovrebbe  produrre su tempi molto più lunghi.

L’ 80% dei fondi, inoltre, secondo quanto dichiarato dal Mef nel luglio 2021, non è “classificabile” secondo una prospettiva di genere, in quanto destinato a settori a prevalenza occupazionale maschile. Il che testimonia che la persistenza degli stereotipi di genere nei decision makers si può contrapporre implicitamente agli stessi obiettivi su cui vertono le politiche innovative. La parità di genere, infatti, va perseguita con forza soprattutto nei settori che finora hanno ostacolato l’accesso delle donne, puntando da un lato sulla  formazione delle donne, dall’altro su uno sguardo culturale e sociale diverso sul rapporto fra uomini e donne.

La distinzione fra misure dirette e indirette, che affida a chi progetta la responsabilità di scegliere se e come definire le ricadute indirette, come ha rilevato l’assessore al PNRR del Comune di Ferrara, Andrea Maggi, rende più acuta la  carenza di personale nelle amministrazioni periferiche, segnalata dal Presidente della Provincia, Gianni Michele Padovani. Una carenza numerica, ma anche di competenze che riguardano sia la progettazione che il monitoraggio, dal momento che il PNRR  obbliga a dare  di ogni progetto  una valutazione oggettiva dell’impatto di genere. Stime e previsioni in sostanza non bastano, se non sono accompagnate da precise valutazioni d’impatto di genere, per la quale servono dati e osservatori incaricati di farne il monitoraggio (www.Openpolis.it)  come sostiene Period Think Tank, associazione femminista  promotrice della campagna “Nati per contare”,  a sostegno della necessità di disporre dei dati di genere disaggregati per poter fare valutazioni corrette ex ante, in itinere ed ex post, sui progetti candidati ai fondi PNRR.

Le previsioni devono essere fondate su dati di genere  disaggregati

“Se non si hanno i dati necessari per progettare”, ha fatto osservare la consigliera regionale Marcella Zappaterra, “diventa difficile individuare le misure atte a rimuovere le disuguaglianze”. Tuttavia alcuni bisogni sono di tale evidenza, “che il Comune di Ferrara ha potuto avere fondi – racconta l’assessora alle Pari opportunità, Dorota Kusiak -per ampliare le mense scolastiche, l’offerta di asili nido, ristrutturare un edificio scolastico dismesso e abbandonato da anni da destinare a Centro polifunzionale per le famiglie”.

www.Openpolis.it)

Per la senatrice ferrarese Paola Boldrini l’esigenza  avvertita anche da un gruppo di parlamentari, ha indotto a chiedere alla ministra Elena Bonetti l’istituzione di osservatorio nazionale.

Sulla necessità dei dati e la difficoltà di reperirli si sono concentrati gli interventi di  Giulia Sudano, presidente di Period Think Tank e Gianluca Del Poggetto, analista politico della Fondazione Openpolis. Per Giulia Sudano è importante creare nei Comuni specifiche task force da impiegare nella ricerca delle statistiche necessarie a fotografare le situazioni sui territori, mentre Openpolis ha offerto le propria piattaforma di raccolta dati alla libera consultazione per il monitoraggio locale.

L’obiettivo della parità di genere, tuttavia, pur essendo vincolante per i progetti finanziati da fondi europei,  non è ancora entrato nell’ottica progettuale degli attori istituzionali ed economici locali, come si evince dalla analisi condotta dal professor Aurelio Bruzzo, editorialista del CDS di Ferrara sulle schede progettuali presentate dai sottoscrittori del Patto per il clima e il lavoro, Focus Ferrara (i componenti della Consulta provinciale dell’economia e del lavoro) sotto la regia della Regione Emilia Romagna.

Su sessantacinque schede-progetto analizzate, sono, infatti, soltanto tre  quelle che danno una valutazione dell’impatto di genere

 

 

 

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