“Il Sant’Anna come università lascia a desiderare”

“La struttura nuova è certamente migliore rispetto al vecchio Sant’Anna, ma siamo ancora lontani dall’efficienza richiesta ad una sede universitaria”. A parlare sono quattro studentesse del 6° anno di Medicina, che non esitano a fare l’elenco di quello che manca perché il Polo di Cona diventi efficiente anche per chi frequenta le aule universitarie.

Escono allegre dall’ingresso principale del nuovo ospedale, che da poco più di un mese per loro, giunte al sesto anno di Medicina, è diventato luogo quotidiano di lavoro. Sono quattro studentesse del sesto anno di Medicina, che , lontano dalle telecamere raccontano questo cambio di sede. Il Sant’Anna di Cona per loro come per altri circa 400 studenti fra corso di Medicina e lauree sanitarie, è diventato la loro nuova sede universitaria, luogo quotidiano di lezioni e tirocinio, manon di studio, precisano, perché qui a Cona mancano le aule studio, appositamente pensate come spazio destinato agli studenti nell’intervallo fra le lezioni.

Loro oggi hanno terminato le lezioni della mattinata, ma si apprestano a tornare in città, non solo per l’intervallo, ma per restare a casa a studiare. Sono sotto esami e non possono permettersi di perdere del tempo. “Qui, dicono, ci sono grandi spazi vuoti, ma non sono stati pensati per noi studenti. Non possiamo neppure metterci in aula a lavorare con il computer, perché qui non c’è la rete wifi, in alcune zone dell’ospedale neppure i cellulari funzionano”.

Nell’elenco delle cose che non vanno, le quattro laureande di Medicina mettono la carenza di collegamenti, chiedono un autobus navetta per gli universitari, che faccia il tragitto diretto corso Giovecca Ospedale, per evitare la ressa nelle ore di punta.” Spesso, aggiungono, ci passano davanti autobus strapieni, e dobbiamo restare a terra in attesa di uno più accessibile. Non è la distanza fra Cona e il Centrocittà che le spaventa, ma le lunghe attese nelle ore canonichedell’ingresso edell’uscita dalle scuole.

oggi si sono organizzate: una di loro ha l’auto, torneranno in città con lei. Auto condivisa, dunque, ma c’è un ma… “Finchè i parcheggi saranno gratuiti, dicono, potremo usarla, ma temiamo l’arrivo dei parcheggi a pagamento”. Sul Polo di Cona, come nuova sede universitaria, avevano altre aspettative. “In tanti anni impiegati per la costruzione di questo ospedale, commentano, si poteva fare qualcosa di meglio”. Ed è un punto di vista condivisibile.

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