Immigrazione e business: quanto spende Ferrara

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L’immigrazione può essere considerata un business? Non c’è dubbio sul fatto che in questo settore, quello dell’accoglienza e della gestione dei flussi migratori, si muove molto denaro che viene normalmente girato a cooperative ed associazioni di volontariato per la gestione di servizi.

A Ferrara, nel settore dei servizi collegati all’immigrazione, la parte del leone la fa certamente la cooperativa Camelot, oggetto tra agosto e settembre di tre interpellanze dei consiglieri comunali Matteo Fornasini di Forza Italia e Francesco Rendine di Giustizia Onore e Libertà. Camelot – nata nel 1999, ingranditasi negli anni sino a raggiungere oggi, la quota di oltre cento lavoratori – ha numerose attività, proviamo ad esemplificarne qualcuna: gestisce da anni il centro servizi integrati per l’immigrazione di Ferrara, il che le ha fruttato dal primo settembre 2013 al 31 agosto 2014 227mila euro di fondi pubblici regionali gestiti dal Comune, a cui vanno aggiunti 72mila euro legati ai servizi di mediazione sociale.

Altri 700mila euro del Ministero degli interni per la gestione dei rifugiati, stando alle tabelle comunali, le vengono riconosciuti nell’arco del 2014 per gestire l’accoglienza ordinaria di rifugiati e richiedenti asilo di altri Paesi. Nel 2011, Camelot fu scelta dal Comune – senza gara d’appalto, trattandosi di una situazione di emergenza nazionale – per gestire l’accoglienza dei profughi che in Italia cercavano rifugio dalla guerra civile libica: un’operazione da oltre 900mila euro, in cui Camelot ebbe come interlocutore prima il Comune, poi l’Azienda Servizi alla Persona. In marzo 2014, insieme ad altre 9 associazioni e cooperative presenti sul territorio, ottenne il mandato a gestire l’accoglienza dei profughi raccolti nel canale di Sicilia grazie all’operazione Mare Nostrum: una partita che ammonta ormai a oltre trecentomila euro ministeriali.

“Hanno una forte presenza nella gestione dell’immigrazione perché hanno saputo investire in competenze e strutture legate a questo settore – spiega Don Domenico Bedin, fondatore dell’associazione Viale K. Eppure, nel marzo scorso, quando si trattava di assegnare i fondi legati a Mare Nostrum non mancarono polemiche, a quanto pare perché Camelot riteneva di avere una specie di diritto di monopolio che altre associazioni, tra cui Viale K e cooperative collegate, contestarono con successo. Spiega Matteo Fornasini, consigliere comunale di Forza Italia: “Abbiamo preso atto che la forte presenza di Camelot nei servizi comunali legati all’immigrazione non comporta alcuna violazione delle norme. Resta il fatto politico: una grande fetta di denari pubblici che finisce direttamente a una sola cooperativa ferrarese”.

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