Immigrazione e integrazione: a Ferrara l’esempio dei Paesi Bassi – VIDEO

Il lavoro, una casa e il rispetto della persona.

Sono i tre diritti fondamentali di un immigrato, anche di seconda generazione, che consentono la sua integrazione. E poi ci sono i doveri dell’immigrato: imparare la lingua e acquisire gli stili di vita del paese dove emigra. Di tutto questo ne è convinto un docente dell’Università di Amsterdam, Paolo Mas, figlio di immigrati italiani, che oggi a Ferrara è venuto a parlare dell’esempio olandese per quanto riguarda le politiche di immigrazione e integrazione.

 

 

Il convegno voluto dall’amministrazione comunale, si è tenuto nella sala dei Comuni del Castello Estense, è stato patrocinato dalla Regione e dall’Anci e ha visto anche la collaborazione dell’Arci. Oggi l’Olanda è a capo del semestre europeo e si trova ad affrontare il problema dell’immigrazione che coinvolge tutta l’Europa e non solo i paesi del Mediteranneo.

“Il problema dell’integrazione non è tanto negli immigrati di prima generazione ma sopratutto in quelli di seconda e terza – dice il professor Mas -. Se questi, sopratutto di cultura islamica, non riescono a trovare un lavoro e anche una casa, l’integrazione viene a mancare nei suoi elementi essenziali e per questo può diventare un problema”. “In Olanda – aggiunge Mas – è servito anche puntare sui doveri dell’immigrato come quello di imparare la lingua”. Il convegno, moderato dall’assessore alle politiche sociali, Chiara Sapigni si è poi chiuso con l’intervento del sindaco Tiziano Tagliani.

Tagliani ha sottolineato come sia importante conoscere le esperienze concrete tipiche dell’Europa del Nord. “Abbiamo uno straordinario bisogno di conoscere. Abbiamo anche bisogno di una maggiore cultura di questi problemi, per andare oltre gli schieramenti tra buonisti e razzisti che troppo spesso caratterizzano e limitano la discussione” ha aggiunto il sindaco nel suo discorso. Fra gli interventi finali anche quello di una donna africana che oggi ha poi conseguito una laurea in Italia e si è potuta costruire una famiglia e contribuisce, in Toscana, a suggerire modalità per meglio integrare chi come lei viene dal vicino continente africano.

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