Immigrazione, Polizia scopre rete che faceva arrivare cinesi in cambio di soldi. Dipendente pubblico e avvocato nei guai – VIDEO

Secondo gli inquirenti avevano organizzato un sistema che permetteva attraverso il ricongiungimento familiare l’immigrazione clandestina sopratutto di immigrati cinesi.

Un sistema che forniva a chi voleva portare in Italia immigrati una casa per essere in regola con i requisiti richiesti dall’ufficio immigrazione e quindi ottenere un regolare permesso di soggiorno. Per fare tutto questo infatti servivano dagli otto ai nove mila euro a pratica. Soldi che venivano intascati da un gruppo di persone guidato, secondo gli inquirenti, da tre donne cinesi dette anche “Li, Kelly e Silvia” che con la complicità di una dipendente di 45 anni della prefettura di Ferrara ottenevano i permessi per il ricongiungimento.

Una rete che è venuta a galla dopo quattro anni di indagini effettuate da parte della squadra mobile condotta dal commissario Andrea Crucianelli e coordinato dal sostituto procuratore Nicola Proto. Indagini che hanno portato la procura a richiedere per 40 persone il rinvio a giudzio e che saranno discussi nell’udienza preliminare che si terrà il 19 di settembre. Favoreggiamento all’immigrazione clandestina è il reato a vario titolo attribuito agli imputati. Per la dipendente pubblica, oggi sospesa da quell’incarico, si aggiunge inoltre la falsità commessa da pubblico ufficiale.

La rete condotta dalle tre cinesi, tutte imprenditrici, una è la titolare di un ristorante cinese ubicato in pieno centro, una seconda aveva un bar a Porto Garibaldi e la terza gestiva un bar chiuso di recente dal questore in viale Cavour. La rete si serviva anche di un avvocato, anche questa una donna, del foro di Ferrara, anche lei finita sul banco degli imputati. Le indagini sono partite nel maggio di 4 anni fa dopo le dichiarazioni di una pentita, originaria delle filippine. Il gruppo negli anni si serviva di una serie di appartamenti ubicati in diverse vie della città, anche in zona Gad, sopratutto Oroboni e Porta Catena, ma anche via Garibaldi, Foro Boario, via Zandonai e via Comacchio. Le case erano ubicate anche a Migliarino.

I ricongiungimenti inoltre non sempre erano fatti per motivi affettivi. Alcuni di questi, nel corso delle indagini gli inquirenti ne hanno contati circa un centinaio, infatti venivano richiesti per motivi economici: ai nuovi arrivati insomma spesso gli si trovava un’occupazione, o nelle attività che avevano in piedi le stesse cinesi a capo del gruppo, on in altre località del Paese. Difficile capire i motivi della complicità della dipendente della prefettura. Da tempo la donna per problemi di dipendenza dal gioco di azzardo e si era indebitata e forse per questo aveva accettato, in cambio di qualche soldo per coprire i debiti, di effettuare le agevolazioni delle pratiche e chiudere un occhio sui requisiti presentati.

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