In Senato il programma di governo. Draghi “Senza l’Italia non c’è l’Europa. Fuori dall’Europa c’è meno Italia”

Sarà il governo delle riforme necessarie allo sviluppo del Paese, riforme chieste anche dalla Commissione europea per far decollare in Italia il “Next Generation”, ma sarà prima di tutto il governo della lotta al coronavirus, per la difesa della  salute dei cittadini e per ripristinare i molti diritti sacrificati all’epidemia.

Sarà semplicemente”l Governo del Paese”, come lo ha chiamato il presidente Mario Draghi, nel presentarne le linee di programma questa mattina nell’aula del Senato, un governo basato sul senso di “responsabilità delle forze politiche che lo sostengono alle quali, ha detto,  è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti”.

Poi la frase chiave che ha spiazzato quanti hanno sempre pensato a Draghi come al banchiere più sensibile alle ragioni dell’economia che ai valori della politica e della coesione sociale. “La crescita di un’economia di un Paese, ha detto,  non scaturisce solo da fattori economici. Dipende dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e di speranze. Gli stessi fattori che determinano il progresso di un Paese”.

Quindi un distinguo sulla natura del governo, che, ha precisato Draghi, “non nasce dal fallimento della politica, perché nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese, nell’avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese che ben sanno quando è il momento di lavorare insieme, senza pregiudizi e rivalità”.

Disegnando il nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, il Presidente del Consiglio ha dato in concreto sostanza e metodo alla nuova politica che gli Italiani si aspettano da un governo che entra in azione nella fase di una crisi drammatica come quella che sta vivendo il Paese.

Una crisi evocata attraverso i numeri: : gli oltre 92.000 morti da coronavirus, più di 2 milioni di italiani colpiti dall’epidemia, oggi in terapia intensiva ancora più di 2000 ricoverati, 259 i morti fra gli operatori sanitari, più di 118.000 i contagiati: cifre che testimoniano i sacrifici e le difficoltà del  sistema sanitaio. Poi i numeri dell’economia:  i 4 milioni di ore di Cassa integrazione per emergenza sanitaria dal 1 aprile al 31 dicembre 2020,  444 mila occupati in meno, soprattutto contratti a termine, lavoratori autonomi, giovani e donne,  “una disoccupazione selettiva, che presto potrebbe colpire anche i lavoratori con contratti a tempo indeterminato”.

Una crisi che richiede  una “Nuova Ricostruzione” sull’esempio del secondo dopoguerra chiamato in causa, dal presidente del Consiglio,  anche per ricordare la collocazione in politica estera del Paese: l’europeismo convinto,  l’atlantismo,  l’irreversibilità della scelta dell’euro.

Senza l’Italia, ha sintetizzato Draghi,  non c’è l’Europa. Ma, fuori dall’Europa c’è meno Italia. Perché non  c’è sovranità nella solitudine. Quindi l’esortazione a riconoscere con orgoglio i primati del Paese a partire, ha sottolineato, dalla ricchezza del ns. capitale sociale, del nostro volontariato, che altri ci invidiano”,

Poi l’elenco  dei pilastri dell’azione di governo, che Draghi ha posto nella Scuola, nella campagna di vaccinazione,  in un progresso e in un benessere sociale perseguito pensando al futuro dell’ambiente, poi la difesa del lavoro, il turismo, le infrastrutture e i progetti del recovery fund , di cui ha tracciato le principali linee di programma a partire dalle riforme di sistema: Fisco, Pubblica amministrazione, Ggiustizia, politiche della migrazione.

 

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