Insulti che “disonorano le Forze dell’Ordine”

Voci di indignazione e di protesta si sono levate in questi giorni nei confronti degli insulti apparsi sulla pagina Facebook di Prima Difesa contro Federico Aldrovandi, la madre, gli avvocati. Sono insulti, dice un agente che si è cancellato dal sito, che disonorano le forze di Polizia, alle quali appartengono, come si evince dal web,  gli autori delle frasi ingiuriose e violente.

A citarlo è la Presidente della Provincia, Marcella Zappaterra in un editoriale apparso su un quotidiano cittadino:  le parole più appropriate sulla vicenda degli insulti apparsi sulla pagina face book Prima difesa all’indirizzo di Federico Aldrovandi, la madre, gli avvocati, gli amici della famiglia, dice Zappaterra, le ha scritte  un uomo delle forze dell’ordine, che non solo prende le distanze non solo dagli autori degli insulti, ma annuncia di cancellarsi dalla pagina face book, sconcertato dal linguaggio, che definisce  simile a quello di una banda di squadristi neofascisti , utilizzato dagli autori delle frasi ingiuriose e violente”.
Emanuele Franchi è un servitore dello stato di quelli, la stragrande maggioranza che danno cuore e intelligenza al proprio dovere, non posso giustificare né assolvere dice, chi si nasconde dietro una divisa per sfogare il proprio istinto animalesco.

Marcella Zappaterra è vicina alla famiglia, che non riesce ad avere pace, dopo sette anni di sofferte vicende giudiziarie e  tre condanne senza alcuna riserva,  per i poliziotti che hanno ucciso il loro figlio il 25 settembre del 2005, nel corso di un incontro-controllo  finito in un pestaggio mortale.

Nicki Vendola presidente di Sinistra Ecologia e Libertà chiede al ministro dell’interno Cancellieri e al capo della Polizia Manganelli di intervenire per allontanare dal coprpo di Polizia chi si comporta in modo così bestiale.

Le ingiurie sono sempre, aggiungiamo noi, una forma di violenza, in questo caso particolarmente brutale perché prende di mira le vittime di una violenza perpetrata in modo irreversibile da quattro agenti della Polizia di Stato. Una violenza  condannata e riconosciuta come tale in ben tre gradi di giudizio. Una violenza che non può avere nessuna giustificazione. Le ingiurie in questo caso disonorano innanzitutto chi le fa, ma poiché rischiano anche di gettare ombre inquietanti e ambigue su tanti agenti della Polizia di Stato , donne e uomini coraggiosi e onesti delle Forze dell’ordine della Repubblica, crediamo che l’appello di Vendola non debba cadere nel silenzio.

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