Italia: fanalino di coda in cultura su 24 Paesi Ocse

12 scuola dati ocseNonostante l’inversione di tendenza avviata dal Governo Letta su Scuola e Università:escluse sembra dai tagli alla pubblica amministrazione previsti nella cosiddetta manovrina – ci vorrà molto tempo per riparare i danni economici, sociali e culturali che i tagli dei governi precedenti alla scuola e all’università pubblica sta nno procurando al Paese. come dimostrano i risultati di una ricerca recente di ISFOL sulle competenze linguistiche e matematiche degli adulti, tra i 16 e i 65 anni.

Ricerca, che ci colloca ancora agli ultimi posti nella graduatoria di 24 paesi Ocse. nella società della conoscenza, l’Italia va a passo di lumaca nell’incentivare la formazione, mentre gli altri investono sul sapere. Gli scarti più elevati si hanno tra i nostri laureati e quelli degli altri paesi. Significativo il dato secondo cui sono i soggetti più anziani che riescono a evitare il deterioramento delle competenze. mentre il primato negativo che fa forse più riflettere è la scarsa partecipazione ad attività di apprendimento formale e informale degli adulti, che in Italia è la più bassa tra i paesi Ocse:  il 24% a fronte di una media del 52%.  Continuare a imparare, rimanere attivi, accrescere le proprie capacità sembrano dunque gli strumenti per avvicinarsi a quei paesi europei affini all’Italia per caratteristiche socio culturali ed economiche.

Strumenti sui quali è probabilmente necessario investire per creare benessere e sviluppo individuale e nazionale. Come dire che nella società della conoscenza, l’Italia va a passo di lumaca nell’incentivare la formazione, mentre gli altri investono sul sapere. Secondo il ministro del Lavoro Enrico Giovannini i dati Isfol fotografano un Paese di adulti «poco occupabili», un gap, ha aggiunto, che ci separa dal resto dei Paesi industrializzati. Una ragione che ha indotto ieri il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, a sollecitare la redazione di un Piano nazionale di formazione, come possibile risposta alle preoccupazioni del governo (e delle 137mila aziende che nel 2013 non sono riuscite a trovare le figure professionali qualificate che cercavano), e che potrebbero arrivare dal potenziamento degli Istituti tecnici superiori, attivando un livello di istruzione che faccia da ponte fra sistema formativo e mondo del lavoro.

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