Italia sempre più povera: come promuovere il cambiamento? Sentiamo Prodi, Saviano, Grillo

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Nel 2015 il 28,7% delle persone residenti in Italia ha vissuto in condizioni a rischio di povertà o esclusione sociale: questi i dati del rapporto dell’Istat su condizioni di vita e reddito nel nostro Paese, una situazione stabile rispetto al 2014, come la percentuale di famiglie gravemente deprivate, che si mantiene intorno all’ 11,5%.

Serve una politica che sblocchi l’immobilismo sociale, ma serve anche, come dice Saviano, una rivoluzione contro la banalità, gli slogan, la superficialità.

Le statistiche dell’ISTAT ci dicono che un italiano su 4 è a rischio povertà e che nel Mezzogiorno e nelle regioni del Centro si manifestano le situazioni più difficili. Le famiglie con figli sono il segmento più a rischio, soprattutto quelle con tre o più figli, il che ci può anche spiegare il crescente rifiuto delle coppie italiane ad avere figli e soprattutto ad averne più di uno.

L’Istat fotografa impietosamente un Paese dove la diseguaglianza tra redditi è tra le maggiori in Europa, dove aumentano le distanze tra ricchi e poveri e dove Il 20% più ricco delle famiglie percepisce il 37,3% del reddito equivalente totale, il 20% più povero solo il 7,7%. Proprio per questo 20% di famiglie più povere, il reddito in termini reali è calato vistosamente, creando situazioni pesanti di disagio. Una situazione che ci accomuna a tanta parte del mondo, di cui , come racconta il direttore de Il Sole 24 ore in un editoriale del 27 novembre scorso, Romano Prodi dice che “…sta morendo di iniqua distribuzione del reddito” Dal sud del mondo dove i giovani non hanno lavoro e vivono abbandonati senza speranza, all’Europa che “sembra non avere strumenti per distribuire il reddito, mentre la politica non batte neppure un colpo».

La chiave di volta del cambiamento, di cui tanto si parla in Italia da tempo, è qui, e forse ci aiuta anche a capire il massiccio “No” al Governo Renzi, una bocciatura che sa di rifiuto di una politica, che sa nutrirsi di sondaggi, ma non sa ascoltare la coscienza e la pancia degli elettori, per rispondere ai bisogni e guidare il vero cambiamento.

Ieri a Bologna Roberto SAviano si è rivolto ai giovani universitari per esortarli al cambiamento in nome di una lotta ad oltranza alla banalità del giovanilismo imperante: “Voi potete cambiare le cose, ma dovete darvi il tempo di approfondirle, per capire. La cosa più interessante, erotica, ha aggiunto, è smettere di essere banali, smettere di credere che è figo essere acidi e cattivi sui social.”

Sul fronte politico il leader del movimento 5S, Grillo, mettendo nero su bianco i primi pilastri del suo futuro programma di governo, parla di cambio di civiltà affidato alla passaggio alle energie rinnovabili, dipinge un mondo in cui il lavoro pesante lo faranno gli automi, di tempo da dedicare a se stessi e alla famiglia, di meno lavoro e di reddito di cittadinanza. Un mondo utopico, in cui scompare la fatica del fare e del mettersi in prima persona per capire, sbagliare e cambiare, di cui parla Saviano, che, francamente convince di più.

D.Bighinati

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