Jobs Act, bagarre in Senato

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Giornata turbolenta, quella di oggi, al Senato: non poteva essere altrimenti perché oggi si votava la fiducia sul cosiddetto Jobs Act, vale a dire un disegno di legge che contiene le linee guida in base alle quali il governo potrà riformare la attuale normativa sul lavoro.

Le contestazioni sono venute dal movimento cinque stelle, ed hanno comportato anche una sospensione della seduta. Ma le perplessità sono venute da molte parti anche dallo stesso partito del premier Renzi. Pare infatti che nel testo finale del Jobs ACT non vi sia alcun esplicito riferimento a eventuali modifiche all’articolo 18, che in questi giorni è stato un fondamentale terreno di scontro politico-sindacale: come potrà il governo modificare la norma che disciplina il licenziamento senza giusta causa, in mancanza di una preventiva autorizzazione del senato prima e della camera poi? Ma Renzi risponde: “Noi andiamo avanti, non molliamo di un centimetro, raggiungeremo l’obiettivo” e parla della necessità di modificare le norme per creare nuovi posti di lavoro.

La principale novità del Jobs Act – effettivamente contenuta nel testo i discussione al Senato – è l’introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. I particolari andranno definiti dal governo, sta di fatto che il neoassunto, una volta firmato il contratto di lavoro, acquisirà maggiori tutele nell’arco di alcuni anni dall’inizio del proprio contratto di lavoro. L’obiettivo dichiarato del governo e’ farne la modalità normale di assunzione, sfoltendo le decine di forme contrattuali e normative oggi esistenti. La legge delega esaminata oggi dal Senato prevede anchhe4 una serie di restrizioni all’attuale normativa sulla Cassa Integrazione, e un’estensione dei cosiddetti contratti di solidarietà, riduzioni dell’orario di lavoro che potranno essere utilizzate anche per aumentare l’occupazione nelle aziende.

 

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