KARATE: tanti timori dopo il nuovo DPCM

L’appello del presidente FIKTA Gabriele Achilli

Gabriele Achilli, presidente nazionale della FIKTA, federazione Italiana karate tradizionale e discipline Affini, la federazione del Tradizionale di Sensei Hiroshi Shirai affiliata all’US ACLI e che con un protocollo di intesa opera in sinergia con la FIJLKAM, si fa portavoce delle realtà associative che gravitano attorno al mondo del karate.
“Sono pienamente d’accordo con le parole di disappunto espresse dal presidente dell’US ACLI Damiano Lembo – sottolinea Achilli, con alle spalle 60 anni di carriera dirigenziale – perché tutto lo sport deve avere pari dignità. Le nostre associazioni sportive si sono fatte carico di tutte le spese di sanificazione imposte dal Ministero della Sanità ed hanno interpretato alla lettera tutti i protocolli dei vari DPCM pubblicati da maggio ad oggi: hanno adeguato le loro strutture applicando tutte le misure di sicurezza imposte, scaglionando i turni di lezione, attuando dove possibile anche la didattica a distanza insieme a quella in presenza e non si sono riscontrate, all’interno di esse, focolai o trasmissioni del virus”.
E i controlli effettuati dalle competenti autorità hanno potuto solamente confermarlo. «Come ha sottolineato il presidente Lembo, le associazioni aderenti alla FIKTA hanno speso soldi, fondi e agevolazioni che l’US Acli ha messo a disposizione per la loro sopravvivenza. Risorse che ormai sono finite, perché, e lo ripeto, le associazioni sportive dilettantistiche, non avendo scopo di lucro, si autofinanziano con i soli proventi delle loro attività didattiche e di avviamento al karate. Con questo nuovo stop il karate, come altre discipline, rischierà di non ripartire».
Mi preme sottolineare il pensiero del presidente ACLI: «Lo Sport non è solo gioco, passione, passatempo, come in molti ancora superficialmente pensano. Lo Sport è anche e soprattutto benessere, salute ed economia sociale, quella stessa economia che ora è messa in ginocchio e rischia di non esserci più. Fermare una realtà che viveva di benessere, salvaguardia della salute per stile di vita e non per imposizione, significa dargli il colpo di grazia finale. In palestra non si può andare, ma sugli autobus e metropolitane senza distanze di sicurezza si può. Sinceramente non ne comprendiamo il senso. Avete chiesto voi alle realtà sportive di applicare rigidi protocolli, ora cosa racconteremo alle nostre realtà sportive?».
“Non abbiamo più parole da spendere – conclude Achilli – perché ci sentiamo abbandonati da quelle Istituzioni che ci hanno chiesto sacrifici e a cui noi abbiamo risposto con fatti e non parole, facendoci trovare pronti a riprendere le attività dopo il lockdown. Senza un aiuto concreto da parte del Governo che non si limiti solo ad un mero “ristoro” tutto il movimento sportivo dilettantistico è destinato a uscire dietro le quinte di questo teatro ormai vuoto”.

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