Kiev sotto le bombe: “L’Italia non abbandonerà il popolo ucraino” – VIDEO

Bombe oggi su Kiev e appuntamento per domani a Gomel delle delegazioni ucraina e russa.

Mentre il mondo si interroga sull’esito di questa trattativa, Zelensky chiede il cessate il fuoco e l’ adesione alla Ue e Putin il sì dell’Occidente sull’annessione alla Russia della Crimea e la neutralità di Kiev. In Italia il presidente del Consiglio Mario Draghi ricostruisce i fatti di questi giorni e accenna a  un futuro che si va costruendo giorno per giorno, in Europa, con gli alleati europei, in Italia, con le  forze politiche di maggioranza e opposizione,  finora tutte unanimi attorno al governo.

Mentre Mosca esortava i cittadini di Kiev ad allontanarsi dai possibili bersagli situati in città, minacciando e terrorizzando la popolazione, costretta alla fuga, suona come una beffa, più che una speranza l’annuncio alle due delegazioni russa e ucraina.del secondo appuntamento della trattativa . Le bombe cadono in terra ucraina, e cresce il numero dei morti fra i civili

In Europa e in Italia la mobilitazione si rafforza, sia sul piano delle dichiarazioni politiche che dello stop sempre più forte al proseguimento dell’aggressione.

Accordo totale sulle sanzioni economiche, applausi in aula alla citazione del forte discorso del presidente ucraino, che ha confermato la volontà del suo popolo di resistese all’aggressione russa.

Oggi il presidente del Consiglio Mario Draghi ha fatto il punto della situazione prima al Senato, poi alla Camera,  confermando l’unità dell’Unione europea e auspicando l’unità politica del nostro Paese, che fino ad oggi non ha avuto sbavature.

L’Italia «non si volterà dall’altra parte» perché l’aggressione di uno Stato libero e sovrano da parte della Russia «riporta l’Europa indietro di almeno 80 anni», agli anni bui dell’espansione nazista: questa la frase chiave dellìintervento di Mario Draghi.

Il governo decretando  uno stato di emergenza umanitaria fino al 31 dicembre, potrà intervenire rapidamente su più fronti, dagli aiuti umanitari, alle sanzioni, alla spedizione di uomini e armi ai combattenti ucraini attraverso i canali Nato, al finanziamento di 110 milioni di euro a favore di Kiev come sostegno al bilancio generale dello Stato, cui è seguito un primo contributo di un milione di euro al Comitato Internazionale della Croce Rossa, 4 tonnellate di materiale sanitario, 200 tende familiari e 1.000 brandine».

Ma se per gli aiuti umanitari non c’è pericolo di frattura nelle forze politiche italiane, serpeggia il dissenso verso l’invio di armi come possibile inizio di una escalation militare. La pace, resta, per tutti  l’opzione primaria.

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