La Cella del Tasso riaperta in occasione del Salone del Restauro

In occasione del Salone del Restauro di Ferrara Fiere, ferraresi e turisti hanno potuto accedere gratuitamente nella Cella del Tasso, in piazzetta Sant’Anna, dopo aver ritirato l’apposita cartolina-invito allo stand del Comune (padiglione 3, stand A4/6).

«Dopo un anno dedicato a Ludovico Ariosto – afferma il vicesindaco Massimo Maisto – finalmente l’abbiamo riaperta.


Al momento si tratta di un’apertura straordinaria, ma stiamo già lavorando per renderla accessibile in maniera più strutturata. Vogliamo che ferraresi e turisti abbiamo l’opportunità di entrare in un luogo evocativo e suggestivo, che rappresenta le nostre radici culturali. È necessario conoscere la storia della Cella, che fu ricostruita all’inizio del Novecento, con l’intento di non dimenticare da dove veniamo. Ringrazio insegnanti e studenti del Liceo Scientifico “Roiti” che ci hanno guidato con entusiasmo». 

A calarsi tra le ombre del Rinascimento, infatti, sono stati i ragazzi della Quarta G, che hanno fatto da ciceroni ai visitatori, raccontando l’influenza che la clausura ha avuto nell’immaginario odierno. Si generò un vero e proprio mito, che portò alcuni intellettuali ai piedi del busto, come Byron, Stendhal o Goethe, e altri a metterne in salvo la follia, come Leopardi.

«Negli anni Trenta – prosegue Francesco Scafuri, responsabile dell’Ufficio Ricerche Storiche – venne abbattuta l’ala dell’ex Ospedale Sant’Anna anticamente destinata ai malati di mente, dov’era ubicata la prigione del poeta, che però fu subito ricostruita poco lontano, cioè nel seminterrato del corpo di fabbrica che contiene l’imponente auditorium del Conservatorio “Frescobaldi”. Carlo Savonuzzi fece una ricostruzione filologicamente corretta, perciò la cella attuale è abbastanza simile a quella originaria, di cui furono riproposti gli elementi principali. Furono ricollocati fedelmente il portone con i chiavistelli, una grande finestra e la lapide con i versi di Lord Byron, che nel 1817 si era fatto rinchiudere qui per provare le stesse emozioni del poeta del Cinquecento». La durata di ogni visite è stata di circa venti minuti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *