La Fondazione si interroga sul futuro di Carife

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Trentacinque i soci presenti all’assemblea della Fondazione Carife,presieduta dal vicepresidente Pier Carlo Scaramaglie convocata oggi per l’approvazione del bilancio 2013, chiuso con un disavanzo di oltre 109 milioni di euro, conseguenza della vicenda della banca di cui la Fondazione detiene circa il 55 % delle azioni.

In assemblea il congedo ufficiale del presidente dimissionario Piero Puglioli, cui succede Riccardo Maiarelli, industriale del settore informatico, membro della giunta nazionale di Confindustria,eletto oggi dall’Organo di indirizzo. Secondo il Fondo monetario internazionale l’economia mondiale accelera, anche se per l’area euro restano rischi al ribasso. Il Pil mondiale crescerà, sembra entro l’anno, del 3,7%, ma soltanto dell’1% nell’eurozona, mentre per l’Italia la modesta ripresa di fine anno lancia segnali di speranza, ancora tutti, però, da consolidare. Sono alcuni dei dati macroeconomici che accompagnano la relazione sulla gestione economico-finanziaria 2013 della Fondazione Carife, che oggi ha portato ad una sparuta assemblea di soci, il consuntivo che chiude il 2013 con un disavanzo di quasi 110 milioni di euro: una situazione sconfortante, legata alle vicende di Carife, commissariata da fine maggio 2013 e con azioni svalutate pesantemente, prima e dopo il commissariamento sullo sfondo di questa crisi, che ha fortemente choccato in questi mesi il sistema economico locale, le attività istituzionali della Fondazione, si sono dovute limitare a pochissime erogazioni per interventi nuovi, circa 40.000 euro, mentre il CDA si è impegnato a mantenere tutti gli impegni assunti in precedenza, nei vari settori dell’Arte e Beni culturali, ricerca scientifica, e tecnologica, della salute e medicina preventiva e riabilitativa, , dell’istruzione, del volontariato, dell’assistenza gli anziani e al disagio mentale.

Un’assemblea venata non tanto dalle passate polemiche, né dall’ormai palpabile senso di scoramento per le sorti di una delle più gloriose tradizioni economiche e benefiche della città, ma invitata ad interrogarsi su quale sarà il futuro di Carife. Decisivo per dare il la alla riflessione sul tema, l’intervento di Cesare Capatti, presidente di Cedacri S.p.A. la più importante azienda italiana specializzata in servizi di outsourcing informatico per il settore bancario. Cedacri, con un organico di oltre 770 persone i annovera oltre 100 clienti, tra banche, istituzioni finanziarie, aziende industriali e società di servizi. dopo aver richiamato la situazione di incertezza delle 15 grandi banche italiane ancora in attesa del giudizio della BCE, Capatti ha sottolineato l’anomalia del sistema bancario italiano, chiamato per tradizione a sostenere il frammentato e pulviscolare sistema di piccole e microimprese italiane, quindi i è entrato in argomento affermando che data la situazione, oggi chi ha una banca da vendere preferisce trovare un socio non bancario, aggiungendo che vendere oggi a società non quotate si corrono dei rischi. di qui l’invito al nuovo presidente a documentarsi  bene, rivendicando il diritto di andare a vedere a chi vendere. infine la domanda di fondo: Carife dopo gli accantonamenti pari a circa 800 milioni di euro puà avere la capacità di rientrare in bonis? Se la risposta è no, ha sentenziato Capatti, sarà bene venderla, se è sì, gli azionisti hanno tutto il diritto a difendere le loro azioni.

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