La guerra del commercio

Un mondo del commercio a due velocità: con la grande distribuzione che tiene nonostante il calo dei consumi, e i piccoli negozi che assistono invece a una marcata riduzione delle vendite.

E’ questa la fotografia che emerge dai diffusi in queste ore dall’Istat: tra gennaio 2011 e gennaio 2012, si registra un leggero aumento delle vendite nella grande distribuzione (+0,2%) e una notevole riduzione nel piccolo commercio (-1,5%). Le vendite di prodotti alimentari aumentano dell’1% nella grande distribuzione, diminuiscono dell’1,3% nei piccoli negozi. Il non alimentare diminuisce ovunque, ma nei piccoli negozi diminuisce di più.

Intanto Confcommercio avverte: i consumi degli italiani sono tornati ai livelli di 13 anni fa.

“Le norme del governo sulla liberalizzazione degli orari del commercio – dice Davide Urban, direttore dell’Ascom Ferrarese – rischia di peggiorare la situazione. Già oggi la grande distribuzione può vantare alcuni vantaggi: è facilmente accessibile rispetto ai piccoli negozi del centro storico, beneficia di grandi aree di parcheggio che i piccoli negozi non hanno. Ha più libertà nel fare politiche di prezzo, perché lavora su grandi volumi di vendita”.

“L’entrata in vigore della norma sulle aperture domenicali aumenta i vantaggi della grande distribuzione, perché per i piccoli commercianti aprire la domenica, con quello che comporta in termini di organizzazione e di costi aggiuntivi, è molto più difficile. Il rischio – conclude Urban – è una penalizzazione sempre maggiore del piccolo commercio, che non è solo un’attività economica, ma è anche garanzia di coesione sociale e di vitalità dei centri storici”.

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