La metamorfosi di Wuhan: da città fantasma a città libera dal virus. Una lezione per l’Italia? VIDEO

A fine settembre Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza lo aveva detto: “ In Italia non è iniziata la seconda ondata, in realtà non è mai finita la prima”. Insomma i numeri odierni erano prevedibili e attesi, il virus è ripartito e forse non basteranno le misure adottate finora per fermare l’avanzata dell’epidemia. Questo in Italia, a Wuhan, invece, come ci ha raccontato e mostrato in video Ilham Mounssif, oggi si assiste ad una vera e propria metamorfosi.

L’abbiamo vista a La 7 e letto sui giornali, Wuhan oggi è una città normale. A raccontarcelo e a mostrarlo in video è Ilham Mounssif, una giovane sarda di 25 anni, di origini marocchine, da 10 mesi ambasciatrice culturale italiana in Cina.A Wuhan, come hanno raccontato anche le Iene, il coronavirus non fa più paura,  non perché i cittadini di questa metropoli abbiano imparato a convivere con sars cov 2 , bensì perché sembra che sappiano come combatterlo.

11 milioni di abitanti, capoluogo e città più popolosa della provincia di Hubei, Wuhan è la città simbolo di covid 19, da lì è partita l’epidemia che ha travolto il mondo. Fra gennaio e febbraio l’abbiamo vista per settimane avvolta nella nebbia degli spray igienizzanti, popolata da uomini in tuta bianca, tutti gli altri isolati nelle loro case. Una città fantasma che oggi ci appare tornata alla normalità nei video racconti di Ilham Mounssif: i locali restano aperti oltre la mezzanotte, c’è gente ai tavoli,  le  discoteche sono affollate, le persone quasi tutte senza mascherina, un risultato – racconta – la  giovane ambasciatrice che si spiega con una strategia molto articolata.

Punto di partenza il lock down e il ricorso ormai noto alle 3 T:  testare, tracciare, trattare, un modello utilizzato già a febbraio in Veneto, caldeggiato dall’ Oms, che in Italia non è stato in questa seconda ondata  in grado di arrestare l’avanzare del contagio.

Ilham Moussnif mette in fila alcuni provvedimenti: il tracciamento  iniziato alla 2° settimana dell’emergenza, i 76 giorni di  lockdown gestito a livello regionale, l’isolamento immediato di tutti i positivi, sintomatici e asintomatici in strutture apposite, la capacità dei cittadini di seguire le regole alla lettera. Non c’entra, dice Ilham, all’immediata obiezione del giornalista, il diverso tipo di governo, non è questione di paura di un potere autoritario, ma di un diverso atteggiamento dei cittadini verso la scienza. Accanto a tutto ciò ci sono i confini ancora blindati, pochi voli disponibili, riapertura nei confronti di  alcuni paesi e per poche categorie di lavoratori, un iter meticoloso di isolamento per 14 giorni di tutti gli arrivi e i numerosi controlli di salute e i tamponi, per  scongiurare l’importazione della malattia dall’estero.  La mascherina, continua la narratrice, tanto stigmatizzata in Occidente è stata ed è a tutt’oggi fondamentale e resta sui  mezzi pubblici.

Certamente, conclude Ilham ,  ha contato la prontezza dei provvedimenti: tant’è che 3 settimane fa dopo soli 12 casi nella città di Qindao è scattato il piano emergenza che ha disposto test per 9 milioni di cittadini nel tempo record di 5 giorni.

Dalia Bighinati

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