LA RECLUSIONE DA MOLTI PUNTI DI “VISTA”: riflessioni di Alessandra, non vedente.

Mi è stato proposto di esprimere una riflessione su questo periodo, appena trascorso, di reclusione in casa e di arresto di quasi tutte le attività. Eccomi a farlo. Ho scelto questo “titolo” provocatoriamente, essendo io non vedente. Anticipo però che le considerazioni toccheranno aspetti diversi, non tutti legati al tema della vista.

Personalmente non ho vissuto i due mesi più “duri” (marzo e aprile) in modo molto sofferto. Ero comunque a casa, per altri problemi di salute; i miei abitano nel mio stesso condominio, per cui ci siamo fatti sempre molta compagnia e loro hanno provveduto a tutte le mie necessità.

Grazie al fatto che abitiamo in un quartiere relativamente periferico, ci siamo concessi quasi tutti i giorni l’uscita nell’arco dei 200 metri; grazie alle nuove tecnologie non ho sofferto di solitudine, ma sono stata sempre talmente inondata da mail e messaggi da stancarmene perfino.

Mi ha invece messo in difficoltà la perdita del senso del tempo. Un iniziale stop improvviso, in un clima di allarme e timore, era più che comprensibile e tollerabile. Poi, però, a mano a mano venivano annullati e rinviati a data da destinarsi gli appuntamenti, le attività, le vacanze, gli incontri con le persone amate e amiche.

Personalmente sono molto paziente e, salvo manifestare apertamente un mio desiderio, so aspettare che maturino i tempi e le condizioni. In questo caso, invece, il non avere più né un “se”. né un “quando”, il non avere più un tempo davanti, mi ha fatto sentire in una condizione surreale, quasi come di una vita che avvizzisce su se stessa.

Ho notato che, ad un certo punto, con le persone a cui sono più legata si è iniziato a sentire il peso della distanza, ma non tanto della distanza fisica (anche di quella), ma soprattutto di uno scambio di vita, con i suoi passaggi e i suoi progetti, i tuffi nel passato e i sogni del futuro.

Ora che le cose stanno lentamente tornando alla normalità, anche la vita ha ripreso a scorrere: la comunicazione ha iniziato a rifiorire e l’evoluzione delle relazioni e dei sentimenti ha ripreso il suo corso.

Un’altra riflessione la faccio, in quanto presidente della sezione ferrarese dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.

Da questo punto di vista mi sono trovata a dover svolgere un ruolo di mediazione tra le esigenze del personale e di alcuni soci, tra le problematiche enormi che emergevano dai media e dalle conversazioni tra le persone e la povertà dei nostri mezzi.

Ammetto che per fortuna non abbiamo dovuto far fronte a particolari domande di assistenza, poiché tutti i soci avevano una loro rete di protezione familiare e sociale o erano in grado di cavarsela autonomamente. Come Associazione ci siamo limitati a mettere a disposizione numeri telefonici di servizi pubblici ed esercizi alimentari, a dare qualche informazione o occasione di confronto, a sollecitare le aziende pubbliche a tener conto delle nostre specifiche esigenze. Forse avrei potuto fare di più e meglio, coordinarmi ancora più con la Protezione civile, oppure sollecitare altre risposte dalle Istituzioni pubbliche. Al momento, però, non ho in mente richieste che siano rimaste insoddisfatte, aspetti colpevolmente tralasciati. Sarà piuttosto utile ragionare, adesso, ripercorrendo i mesi passati, per far emergere le lacune inespresse e per organizzarci meglio nel caso si ripetesse una simile situazione.

Infine, in quanto persona non vedente, vorrei segnalare che le precauzioni imposte dal Coronavirus hanno per noi delle gravi conseguenze, non solo nell’immediato, ma in generale, rispetto ad un percorso di piena e soddisfacente integrazione sociale.

Il distanziamento sociale, il contingentamento degli accessi, un periodo di azzeramento delle attività, la riduzione del contatto fisico, hanno reso più difficoltoso svolgere le cose anche più normali, come prendere l’autobus, recarsi al bar o fare la spesa. Quando si incontrano le persone c’è più imbarazzo nell’accostarsi e nel riconoscersi, per non parlare del fastidio della mascherina: nelle relazioni sociali si è persa un po’ della spontaneità che precedentemente si era conquistata.

Persone che si erano lanciate nella conquista della propria autonomia, avendo dovuto ricorrere per forza ad aiuti esterni, hanno perso allenamento e coraggio e si trovano ora a dover ricominciare da capo.

Insomma, questi due mesi di reclusione forzata hanno fatto un po’ regredire tutte le persone disabili, non solo i non vedenti, nei loro percorsi di indipendenza ed inclusione sociale,

Ora bisognerà riprendere con determinazione il cammino.

Dunque, riappropriazione del tempo, riflessione sul passato e rilancio verso il futuro: 3 punti di vista diversi, ma, ora mi rendo conto, tra loro complementari. Mi auguro di saperli sviluppare e di trovare molte persone disposte a condividerne con me le prospettive.

Alessandra Mambelli

Presidente della Sezione ferrarese dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.

Ferrara, 15 Giugno 2020

https://www.facebook.com/uiciferrara ( La cecità non deve fare paura)

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