La tragedia del lavoro che manca

01 suicidio imprenditore edileC’è una nuova vittima della crisi del lavoro. Un edile, ex imprenditore già fallito diversi anni fa, che poco meno che vent’enne lascia la sua Sicilia per giungere nella nostra città con tante speranze e la ricerca di un lavoro.

Un’occupazione la trova e negli anni del boom del mattone prova anche a fare il salto di qualità aprendo un’impresa. Ma la crisi è già alle porte così non ce la fa ad andare avanti, chiude l’azienda, e torna ad essere l’edile che realizza lavori un po’ qua un po’ di là. Anche questo tipo di occupazione non decolla. La crisi è imperante e arrivare a fine giornata è sempre più difficile.

Così il gesto estremo compiuto a 57 anni, un’età che dal punto di vista occupazionale se perdi il lavoro diventa un flagello, e la decisione di farla finita per sempre.

Così Mario, ma questo è un nome di fantasia, la sera della vigilia di Pasqua decide di farla finita. Lo fa in silenzio, all’interno delle sue quattro mura domestiche di una casa che si trova fuori dalla città, nella prima periferia.

Non lascia nulla se non un biglietto sul tavolo della cucina in cui scrive che “senza un lavoro si perde tutto, la dignità e la speranza”.

A trovarlo poco dopo sarà il suo padrone di casa. Alle 21 di una sera della vigilia di Pasqua aveva deciso di andarlo a cercare per capire come mai non pagasse più l’affitto da diversi mesi. Poi la triste scoperta di quanto era accaduto dalla finestra della cucina e l’avviso alla polizia che giunge immediatamente sul posto ma ormai non può fare più nulla.

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