L’addio al professor Donini

07 donini commenti sito TEAvrebbe compiuto 84 anni domenica 7 aprile ma si è spento il venerdì di Pasqua, nella sua casa, a Ferrara. Ippolito Donini, nacque a Cremona ma scelse la città degli estensi per creare la scuola di Chirurgia di alto livello tra le più importanti del paese e formato allievi che si sono fatti strada in Italia e all’estero. Aveva eseguito oltre 40 mila interventi ed andò in pensione nel 2004: il 3 ottobre a palazzo Bonacossi, queste le immagini di quell’evento, ad applaudirlo c’era l’intera città di Ferrara.

Un grande professionista ma prima di tutto un grande uomo, come emerge anche dai commenti scritti sul nostri sito internet, a partire da quello a lui più vicino negli affetti, e cioè della nipote Matilde Donini Zucchini. “Per me è sempre stato un grandissimo onore essere la nipote di un uomo così speciale e importante che apprezzava le persone così come erano, un uomo che sapeva amare e sapeva trovare l’amore negli altri, un uomo a cui il denaro non interessava ma la felicità e la gioia dei pazienti che curava e della sua famiglia gli riempivano il cuore molto più degli oggetti e degli onori” . “A mio nonno non è mai interessato essere il più bravo; a lui interessava l’amore, trovava l’amore in ogni cosa, nella sua casa, nella sua famiglia, nei suoi pazienti, nel suo lavoro, nel suo ospedale, nei suoi collaboratori che considerava come parte della famiglia.” conclude la nipote Matilde

“Ci ha lasciato una delle figure sicuramente più luminose della Ferrara degli ultimi decenni, scrive Ottorino Bacilieri, vicesindaco di Voghiera. Un grande chirurgo, grande uomo e grande docente, che è stato capace di costruire una scuola all’avanguardia mondiale nella piccola realtà di Ferrara, che lui, cremonese, amava in modo viscerale come se fosse nato qui. Era sempre pronto ad aiutare chiunque si trovasse in difficoltà. Onore ad un grand’uomo”

“Ha lasciato un vuoto come uomo di scienza e di umanità’ scrive sul nostro sito Alessandra Accorsi. “Ricorderò’ sempre la sua figura con tanto riconoscimento come l’ infinita ammirazione che mio padre aveva nei suoi confronti, e per questo ritrovo in me un doppio dispiacere. Ai suoi cari, conclude Alessandra, vorrei dire ciò’ che S. Agostino insegnava: ”le cose che si vedono durano un attimo, le altre l’eternità”.

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