Amazzonia in fiamme, “Fridays for Future” 3 giorni di mobilitazione con Greenpeace

Gli incendi continuano  e solo nel mese di luglio sono andati in fumo 3.515 chilometri quadrati di foresta. A difendere dal fuoco l’Amazzonia sono i Popoli Indigeni, che tuttavia oggi devono contrastare l’assalto di molti predatori della foresta brasiliana, vero polmone del pianeta e riserva insostituibile di specie animali e vegetali alcune delle quali a rischio di estinzione.

Fra i più temibili, dichiara Martina Borghi, portavoce e responsabile della campagna foreste di Greenpeace Italia, ci sono gli accaparratori di terre, che utilizzano gli incendi per espandere pascoli per il bestiame, piantagioni,  attività di estrazione mineraria“ mettendo in moto un vero e proprio disastro ecologico di proporzioni planetarie, che oggi passa in secondo piano a causa della  gravissima pandemia provocata dal Covid 19.

Il 2020  sembra destinato ad una stagione di incendi più lunga di quella vissuta lo scorso anno, come dichiara il nuovo report “Fuochi, foreste e futuro: Una crisi fuori controllo?” realizzato dal WWF, insieme al Boston Consulting Group (BCG), dal momento che già ad aprile, il numero di incendi segnalati in tutto il mondo- dall’Amazzonia all’Australia passando per la Russia – era aumentato del 13% rispetto al 2019.

Per queste ragioni i “Fridays for Future” si mobilitano a livello mondiale dal 28 al 31 agosto sostenendo tre richieste principali: “fermare la deforestazione e le violazioni dei diritti umani; rendere le filiere sostenibili e diminuire drasticamente la produzione, il commercio e il consumo di carne e prodotti strettamente legate alla distruzione delle foreste e alle violazioni dei diritti umani; bloccare l’accordo tra Unione Europea e Mercosur, un accordo commerciale con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, che, se approvato, aumenterebbe il commercio – e quindi la produzione e il consumo – di carne, mangimi, biocarburanti e altri prodotti già fortemente legati alla distruzione dell’Amazzonia, all’agricoltura industriale, alla crisi climatica in corso e alla violazione dei diritti umani”. Un allarme politico, economico, ambientale e sociale,  che è stato affrontato da Greta Thumbeerg e dalle leader del movimento europeo Friday for future nell’incontro avuto il 20 agosto scorso a Berlino con Angela Merkel, presidente nel II semestre 2020 del Consiglio dell’UE.

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