L’antica ‘cosmetica’ estense al ‘Congresso Internazionale di Storia della Farmacia’ a Milano

Le ricette estensi per preparare le creme, i rossetti, i trucchi in genere, gli unguenti di bellezza a partire dalle materie prime territoriali: è un viaggio attraverso la storia, la cultura, le usanze rinascimentali quello che Ferrara porterà, come proprio contributo, al 45esimo Congresso Internazionale di Storia della Farmacia, a Milano, all’Università Statale, nella sede storica di via Festa del Perdono (ex ospedale Ca’ Granda).

In programma dal 7 al 10 settembre, l’appuntamento di quest’anno è proprio dedicato a “Salute, bellezza e benessere nella storia dell’arte farmaceutica”. Ambasciatrice della città estense sarà Mirna Bonazza, responsabile unità operativa Biblioteche del Comune e in passato curatrice di mostre anche su questi temi, che – in collaborazione con la docente Unife Chiara Beatrice Vicentini – racconterà come le donne rinascimentali erano solite prepararsi ai grandi eventi, ma anche gestire la quotidianità della cura della persona, dell’igiene personale, valorizzare la propria immagine secondo i canoni di bellezza dell’epoca.

Al centro dell’intervento Bonazza porrà inoltre un manoscritto del Cinquecento, e altri testi a stampa conservati alla biblioteca Ariostea di Ferrara, tra cui, quello più antico, è di Eustachio Celebrino, che già nel 1526 pubblicava ricette ‘alla moda’ del periodo. Il manoscritto – inizialmente attribuito a Michele Savonarola (nonno di Girolamo, nonché medico giunto da Padova a Ferrara) – contiene rimedi veterinari, tecniche per la produzione dei colori, la doratura del cuoio, la creazione delle leghe metalliche e anche ricette cosmetiche di epoca estense, che rivelano come le donne di corte amassero adornarsi, oltre all’elenco dei prodotti preparati per la cura della pelle e alle descrizioni delle lavorazioni.

Un esempio su tutti, anticipa Bonazza: “All’epoca la bellezza del viso passava attraverso la ricerca dell”effetto porcellana’, ricreato attraverso (citando le componenti come descritte) un originale composto di: succo di limoni crudi, porcellette piccole (piccoli crostacei di terra), ‘lume de rozza’ (allume di rocca), ‘lume scagiola’ (allume di scagliola), ‘lume zucarina’, canfora, borase (sale di boro), uova fresche, cavi di latte (la nostra panna), un cappone, pipioni casalenghi piccoli (piccioni)”. E per confezionare i rossetti si partiva da prodotti come ‘l’accetto chiaro et forte’ (l’aceto), il ‘lume de roza’, la gomma arabica. Tutti con specifici dosaggi, indicati e riportati con precisione. Nel manoscritto e nelle fonti rinascimentali conservate a Ferrara si trovano, tra le altre cose, anche alcune tecniche naturali per ‘sbiondire’ i capelli, soprattutto con l’utilizzo di essenze floreali. In generale per la cosmesi erano di utilizzo diffuso materie prime come: cannella, uova fresche, noce moscata, canfora”.

L’intervento di Bonazza è previsto nella giornata dell’8 settembre e avrà come titolo: “I segreti di bellezza delle donne… belletti, aque, unguenti, profumi nei ricettari di epoca Estense conservati alla Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara”. La firma organizzativa dell’evento è dell’Accademia italiana di storia della farmacia. Il manoscritto del Cinquecento con le ricette di bellezza conservato all’Ariostea si trova anche online, grazie all’attività costante di traduzione in digitale del patrimonio della biblioteca, sulla piattaforma “Manus online”. I termini per la ricerca sono i seguenti: Pseudo-Savonarola, Ricettario medico-cosmetico, ms. cart., sec. XVI. BCAFe, Classe II 147.

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