Lavoro nero e caporalato si stanno diffondendo anche a Ferrara

Lavoro nero e caporalato, soprattutto in agricoltura; queste pratiche muovono ogni anno in Italia tra i 14 e i 17 miliardi di euro.

Ma l’illegalità del lavoro si sta diffondendo sempre più anche ad altri settori, anche nella nostra provincia, come emerso dal convegno, organizzato dal comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Ferrara in collaborazione con il Nucleo Tutela Lavoro di Venezia, che ieri si è svolto a Ferrara.

L’agricoltura ma anche i laboratori tessili e le case famiglie. Sono questi tre i settori in cui, in provincia di Ferrara, si stanno rilevando più frequentemente fenomeni di sfruttamento lavorativo e lavoro irregolare. A dirlo, fornendo una fotografia del fenomeno sul territorio provinciale, è stata Rossana Franco, Coordinatrice dell’attività di vigilanza dell’ufficio di Ferrara dell’Ispettorato del Lavoro nel corso del convegno, dedicato proprio al lavoro nero e al caporalato, organizzato ieri in Castello dal comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Ferrara in collaborazione con il Nucleo Tutela Lavoro di Venezia.

La mattinata di lavori è servita non solo per inquadrare il fenomeno a livello nazionale, ma anche per fare il punto sui nuovi strumenti normativi che aiutano a contrastarlo come la riformulazione dell’art. 603 bis C.P. grazie al quale risulta più agevole accertare tale reato di cui oggi risponde anche il datore di lavoro e non solo il “caporale”.

Nei primi 9 mesi del 2017 il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Ferrara, ha controllato 132 Aziende delle quali 32 Aziende Agricole; per 12 di queste Aziende si è ritenuto opportuno approfondire le indagini al termine delle quali e in 9 casi si sono riscontrate violazioni sia alle norme sul lavoro che a quelle della sicurezza sui luoghi di lavoro nonché alla regolare presenza di stranieri sul territorio nazionale.

Più in dettaglio su 306 lavoratori controllati, 53 sono risultati irregolari e 14 completamente in nero. Le nazionalità interessate al fenomeno sono soprattutto marocchina, pakistana e cinese. I Pakistani in particolare, per formazione e degrado culturale, vengono impiegati principalmente negli allevamenti di animali, questo è uno dei settori in cui maggiormente si verificano casi di sfruttamento lavorativo, e anche quando regolarmente assunti, dunque titolari di permesso di lavoro, in realtà sono risultati frequentemente sfruttati essendo sottoposti ad un eccessivo numero di ore di lavoro (12 ore al giorno) con una retribuzione non commisurata nonché in condizioni lavorative ed alloggiative degradanti.

C’è però un altro settore in cui, nella nostra provincia, sempre più spesso si stanno scoprendo casi di sfruttamento. Si tratta delle case famiglia che negli ultimi anni, visto l’alto tasso di anziani non autosufficienti presenti sul territorio, sono proliferate. Vengono gestite soprattutto da cooperative sociali e onlus ma purtroppo, almeno stando ai controlli eseguiti dall’Ispettorato del Lavoro di Ferrara, spesso nascondono situazioni di lavoro nero o irregolare. A farne le spese sono soprattutto donne dell’est europeo che lavorano nelle strutture e, vista la difficoltà economica, spesso ci alloggiano anche. In questo modo, ha spiegato Rossana Franco, queste persone si ritrovano a lavorare anche più di 12 ore al giorno, visto che l’assistenza agli anziani viene garantita giorno e notte.

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