Le armi più potenti sono le parole della pace..

Le immagini dei palazzi pubblici e delle case di privati cittadini rase al suolo, le macerie fumanti, i bagliori notturni delle bombe, i rifugi- di fortuna o preparati da tempo – ci hanno spinto in questi giorni a seguire sui circuiti televisivi e sul web le notizie che si rincorrono da un canale all’altro per raccontarci ora per ora l’avanzata russa in Ucraina. Una marcia di conquista che ci fa pensare a guerre antiche, senza regole, totalmente disumane. Balzano alla memoria i nomi del mongolo Gengis Khan, di Ivan il terribile, primo zar di Russia.

Prima le repubbliche separatiste di Donetsk e di Luhansk, , poi Mariupol e Odessa …. sul mar d’Azov, Kerson sul mar Nero, ieri le file di carri armati su Kiev, il disastro dei bombardamenti su Kharkiv . Leopoli regge, lì si stanno radunando i profughi, tante famiglie in fuga dalle bombe.Ferrara si mobilita per aiutare popolazione ucraina attraverso Chiesa  ortodossa e la Caritas – VIDEO – Telestense

Noi italiani, colti di sorpresa come quasi tutti i cittadini europei, fiutiamo la minaccia e capiamo che l’unico modo per sventare il progetto di dominio di Putin è essere uniti nella mobilitazione: la protesta contro l’aggressore, l’accoglienza dei profughi e  la solidarietà ai militari e ai civili che resistono all’invasione.

I nostri inviati vivono la stessa ansia, ci parlano in collegamenti al buio per non fare da bersaglio. Che sta succedendo in Ucraina? Che succederà a questo lembo di Europa orientale quando Putin avrà compiuto il suo evidente disegno di fare del Paese una dependance russa, come ha fatto con la Crimea, la Bielorussia: metodi diversi, stesso obiettivo, un copione collaudato. Per prendere il potere su Stati indipendenti servono la propaganda, le alleanze strumentali oppure le armi.

E per attaccare si trova sempre un pretesto.

Le aggressioni dei prepotenti ai più deboli nascono dalle menzogne: come da secoli insegna la favola antica del lupo e dell’agnello.

Oggi  la posta è altissima ed è non solo la futura collocazione dell’Ucraina nello scacchiere mondiale delle alleanze politiche e militari, ma il destino degli Stati dell’Unione europea di fronte al gigante russo.

E’in gioco l’equilibrio pacifico faticosamente raggiunto fra gli Stati usciti dalla seconda guerra mondiale, quelli che abbiamo chiamato a lungo Occidente, Stati Uniti in testa, e Stati dell’ex Oriente sovietico e cinese. Cinque di loro sono membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, in questo periodo a presidenza russa, ma l’obiettivo della sicurezza dei popoli dalla bramosia espansionistica degli autocrati odierni oggi si è infranto contro la potenza distruttiva dei missili russi. E questi non sono che una minima parte degli arsenali di guerra, che potremmo fra qualche settimana o giorno vedere all’opera. Se vuoi la pace prepara la guerra, dicevano gli antichi e ripetono i militari guerrafondai e gli industriali della guerra.Bandiera della pace - Wikipedia

Sbagliano: le armi  non possono essere mai strumenti di pace. La pace fra le persone si fa nelle piazze, nei luoghi degli incontri e dello scambio culturale, commerciale, economico.

Fra i popoli la pace si mantiene rispettando i riti pacifici della democrazia, nei parlamenti nazionali,  nelle assemblee internazionali, che oggi tacciono, oppure stanno cambiando il loro linguaggio.

La lingua con cui comunichiamo dice, infatti,  le nostre intenzioni, manifesta anche i pensieri nascosti.

Quando popoli pacifici adottano il linguaggio della guerra, le parole della pace scompaiono dall’orizzonte pubblico. Cadono nell’oblio, il più temibile dei rischi, quello che porta al punto di non ritorno.

Anche per questo dobbiamo evitare di scimmiottare gli strateghi , avere cura delle parole della pace, usarle  più che mai. Dobbiamo credere nel potere delle parole, saranno queste ad ottenere i risultati sperati se saranno usate nei luoghi dell’incontro, se uniranno le volontà di chi non vuole imbracciare i fucili. Se prenderanno le distanze e isolare chi ha osato mettere a repentaglio l’ordine civile del mondo, un ordine pacifico,  perseguito, pur fra mille contraddizioni, da donne e uomini di buona volontà.

Dalia Bighinati

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