Le consultazioni al Quirinale e la politica in diretta

Dalla seduta del Senato del 20 agosto a queste due giornate di consultazioni al Quirinale, la politica è uscita allo scoperto,come forse mai prima d’ora. Un’occasione straordinaria per i cittadini, che hanno potuto seguire , in tempo reale, grazie alle lunghe dirette televisive commentate da giornalisti e osservatori politici, le dichiarazioni delle singole delegazioni parlamentari all’uscita dallo studio del Presidente Mattarella.

Le opzioni in gioco nelle consultazioni del Presidente Mattarella con le delegazioni dei gruppi parlamentari vanno dalla formazione di una nuova maggioranza parlamentare senza passare dalle urne, allo scioglimento delle Camere e quindi a nuove elezioni.

Ma se l’unica maggioranza possibile, dopo la rottura del contratto che aveva siglato l’alleanza di governo fra Cinquestelle e Lega, sembrava fino a ieri potesse nascere soltanto da un difficile accordo fra Cinquestelle e PD, magari con altre forze di Centrosinistra, da oggi in realtà esiste un vantaglio più ampio di opzioni.

In questi giorni, infatti,in attesa dell’incontro del Presidente Mattarella con i due partiti di governo, non solo si è continuato a parlare di un possibile ritorno per un periodo breve, al governo giallo verde, ma il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, oggi ha lanciato l’ipotesi di una maggioranza parlamentare di Centrodestra. Maggioranza simile a quella che governa in tante Regioni e Comuni italiani, ma che, non avendo i numeri necessari per essere maggioranza, potrebbe tentare di conquistare qualche parlamentare in più pescando da formazioni esterne.

Sul quesito di fondo, elezioni sì, elezioni no, le opinioni sono contrastanti e mettono in campo ragioni di diversa natura: “le elezioni politiche sono state fatte appena un anno fa,che senso avrebbe chiamare ancora alle urne i cittadini? Solo per consentire a Salvini di verificare l’ampiezza del suo consenso, pressoché raddoppiato alle europee rispetto alle politiche del 2018? “

Chi non le vuole, lo fa per “non rischiare di perdere la poltrona” come dice Salvini o davvero “perché non c’è il tempo necessario per formare un nuovo parlamento e contemporaneamente rispettare i tempi per la manovra economica d’autunno?”

Di fronte all’ipotesi di una nuova maggioranza parlamentare, ci sono le difficoltà legate alla distanza politica fra le diverse formazioni, in particolare quella fra PD e Cinquestelle, maggioranza che dovrebbe arginare, per chi ne sostiene la necessità, il rischio di una deriva sovranista e populista di un governo a guida leghista, che potrebbe portare l’Italia fuori dall’Europa e forse da una politica estera tradizionalmente atlantica. Le distanza politica fra PD e M5S è su tanti temi.

Nicola Zingaretti ha chiesto ai Cinquestelle una discontinuità assoluta rispetto al governo appena fallito, e questa condizione non piace a molti pentastellati.

Le due forze sono state sempre su fronti opposti sia sulle politiche economico-finanziarie, sia su quelle migratorie, dello sviluppo, della giustizia, e altro.
Quanto al ritorno ad un governo di Centrodestra tradizionale, al di là dei numeri, c’è la difficoltà di conciliare l’alleanza fra Berlusconi, europeista e fieramente filo atlantico, e Salvini, sovranista, populista e sempre più tentato nelle sue più recenti esternazioni da un’uscita dall’Unione europea, non solo dall’euro.

Di fronte a tutti lo spauracchio di quella famigerata manovra finanziaria 2020 che va dai 30 ai 50 miliardi, che non si sa da dove prendere, sapendo che ad attenderla al varco ci sono i mercati che dovranno decidere se comprare ancora il nostro debito pubblico, che è sempre più alto, l’Unione europea, che vuole rispettati i vincoli del fiscal compact, e , ultimi, ma non in ordine di importanza i cittadini italiani, soprattutto quelli che continuano a sperare in un futuro migliore e intanto continuano a pagare regolarmente le tasse, a fare il loro lavoro onestamente, quelli che ce l’hanno, a mandare i loro figli a scuola pensando che studio e cultura siano il viatico per la crescita non solo dei singoli, ma delle nostre comunità, quindi dell’intero Paese.
Restiamo in attesa.

D.B.

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