Le “equilibriste” Quasi la metà delle mamme in Italia senza lavoro Rapporto Save The Children

Sono davvero delle equilibriste come dice il titolo del settimo Rapporto 2022 di Save the Children “Le equilibriste: la maternità in Italia 2022” : una metafora scelta per rappresentare la precarietà economica e della loro vita privata  di 6 milioni di donne, in bilico perenne fra famiglia e lavoro.copertina del report dal titolo le equilibriste, sfondo bianco con cerchio rosso e scritte nere e rosse

Mamme equilibriste sempre più  anziane e sempre più  “rare”, donne in  bilico sul filo incerto dei carichi familiari e di lavoro. Questo il ritratto  delle mamme italiane offerto dal settimo rapporto Rapporto di Save the Children “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2022.

Una situazione di precarietà che la pandemia ha reso più grave e più vulnerabile tant’è che sono sempre di meno le donne che in Italia scelgono di diventare madri. Nel 2021, il Paese ha raggiunto l’ennesimo record storico di denatalità: meno di 400mila (399.431) i bambini venuti al mondo. All’appello mancano quasi un terzo delle culle del 2008. un  gelo demografico  su cui influisce la scelta delle donne di fare sempre meno figli (1,25 il numero medio) e di farli sempre più tardi (32,4 anni l’età media al parto).

Ma davvero si tratta di una scelta?La Ministra della Famiglia Elena Bonetti non si stanxa di ripeterlo   Siamo arrivati ai livelli demografici del 1918, cioè il periodo del primo conflitto mondiale. E la ragione non è che le potenziali mamme sono troppo impegnate a fare carriera: nel nostro Paese solo il 50 per cento delle donne in età lavorativa ha un impiego, al Sud solo una su tre è occupata. A scoraggiare le coppie è il fatto che non riescono a proiettarsi in una dimensione di futuro, vivono in un eterno presente perché non hanno più fiducia nel domani e non se la sentono di rischiare. Compito delle istituzioni è restituire ai giovani la libertà di scegliere e il coraggio della speranza. Per fare questo non è sufficiente un sostegno economico, bisogna ridare dignità alle donne, che vanno messe nelle condizioni di non dover rinunciare al lavoro per avere figli, e creare una nuova alleanza tra mondo maschile e femminile.

È uno dei punti cardine del Family Act, la prima legge delega italiana sulle politiche familiari, un provvedimento che vuole dare una risposta all’emergenza denatalità.

L’impegno è avere i decreti attuativi del Family act entro fine legislatura e correggere «eventuali criticità» nell’assegno unico. Impegni che la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti ha assunto il 7 aprile scorso giorno in cui la legge-delega per le politiche familiari è entrata ufficialmente in vigore.

Un fronte prioritario del Family act è quello del sostegno al compito educativo delle famiglie.

Intanto i numeri ci dicono che nel primo semestre 2021, solo poco più di 1 lavoratrice ogni 10 occupati ha sottoscritto un contratto a tempo indeterminato, per una percentuale complessiva del 14,5% delle donne assunte nel periodo, ovvero 1,3 milioni. La maggior parte (38,1%) è a tempo determinato; seguono il lavoro stagionale (17,7%) e la somministrazione (15,3%). Per contro, sono quasi il doppio – oltre 2 milioni – i contratti attivati per gli uomini; quasi la metà (il 44,4%) è a tempo determinato, poi segue l’indeterminato (il 18%).

Secondo Save the Children, quasi la metà delle donne fra i 25 e i 54 anni non è occupata (42,6%). Una situazione che per gli uomini si verifica il 30% delle volte in meno. Esistono inoltre profonde differenze territoriali: la percentuale di disoccupazione femminile raggiunge il picco del 62,6% nel Mezzogiorno, seguito dal 35,8% al Centro e dal 29,8% al Nord.

https://www.savethechildren.it/press/maternit%C3%A0-italia-circa-6-milioni-di-mamme-%E2%80%9Cequilibriste%E2%80%9D-tra-lavoro-e-carichi-familiari-il-426

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