Le ombre cupe del terrorismo sul 25 aprile in Europa.

Mentre in Italia l’anniversario della Liberazione si presenta  fra molte polemiche, ieri sera l’ennesimo atto di terrorismo, che ha colpito Parigi ed è stato già rivendicato dall’Isis, ha proiettato  il suo pesante cono d’ombra su un’Europa, che vive il 72° anniversario della vittoria sul nazifascismo, in un’atmosfera segnata da dubbi e lacerazioni di varia natura, ma in gran parte legati al problemi della sicurezza e dell’immigrazione.

Ancora Parigi, ancora un luogo simbolo, gli Champs Elysées, dove ieri sera alle 21  un uomo, noto alle forze dell’ordine come islamico radicalizzato, ha aperto il fuoco con un mitra contro tre poliziotti, uno dei quali è rimasto ucciso,  gli altri due sono stati gravemente feriti. L’attentato di Parigi, che  arriva in un momento delicatissimo per la Francia, dove domenica si terrà  il primo turno di combattutissime elezioni presidenziali, continua la serie di attentati sanguinari che hanno segnato il 2017 con un crescendo di appuntamenti che si sono infittiti in quest’ultimo mese di aprile. Dall’attentato di Istanbul del 1° gennaio, a quello Londra il 22 marzo scorso, a quello di  San Pietroburgo il 3 aprile ,di  Stoccolma il 7 aprile, alle chiese copte in Egitto il 9 aprile scorso, fino a quest’ultimo di Parigi: queste vicende di morte creano una preoccupante sensazione di impotenza nei confronti di questa forma di lotta armata, che sembra colpire a macchia di leopardo, ma che potrebbe rispondere ad un vero e proprio progetto del terrore in Europa e non solo.

L’Europa vacilla sotto l’avanzata di migliaia di immigrati in fuga dall’Asia e dall’Afica. I Paesi dell’Unione  temono  l’effetto Brexit, ma sono divisi fra pulsioni separatiste e volontà di riconfermare i principi e i diritti umani e civili su cui fu fondata l’Unione europea  proprio all’indomani della fine della seconda guerra mondiale. I giovani d’oggi conoscono poco di questo passato, per questo stentano ad apprezzare il rischio di  politiche nazionalistiche che hanno già fallito all’appuntamento con la Storia.

Così l’8 maggio, Giornata della vittoria “V-E Day”, data in cui gli alleati accettarono la resa incondizionata delle forze armate della Germania nazista, decretando la fine di Adolf Hitler e del Terzo Reich e della seconda guerra mondiale, e il 9 maggio data che ricorda il giorno del 1950 in cui Robert Schuman presentò il piano di cooperazione economica, che segno’ l’inizio del processo d’integrazione europea con l’obiettivo di una futura unione federale, rischiano di apparire inattuali o addirittura incomprensibili.

Per l’Italia questo 25 aprile si presenta sotto auspici infausti, viste che le polemiche a Roma fra Anpi e Pd da un lato, Anpi e comunità ebraica dall’altro, mentre a Milano la partecipazione della Brigata ebraica al corteo delle Istituzioni è  al centro di contestazioni da parte di gruppi filo palestinesi.

dalia bighinati

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