Le tappe della lunga lotta delle donne contro la cultura della violenza di genere – VIDEO

C’è una linea del tempo che segna nel nostro Paese le tappe del lungo processo volto ad eliminare  in Italia, dalla fine della dittatura fascista ad oggi,  la cultura della discriminazione e della violenza di genere e a rendere le istituzioni del nostro Paese veramente democratiche.

E’ un processo che ha visto in questi 76 anni in prima linea le donne delle associazioni femminili e femministe e che l’Udi, nella mostra. Oltre Dafne fermare Apollo allestita dal 19 novembre al 5 dicembre 2021, all’interno di Palazzo Crema a Ferrara all’interno del  progetto realizzato da UDI nazionale, con i partner UDI Ferrara e UDI Palermo. ha messo nero su bianco.  Da questa sera fino al 30 dicembre il nostro tv giornale ne ricorderà in tre diversi servizi le tappe fondamentali. https://oltredafne.udinazionale.org

C’è un’ininterrotta linea del tempo che vede le donne impegnate ad eliminare  in Italia la cultura della violenza di genere e a rendere le istituzioni del nostro Paese veramente democratiche.

Nella mostra dell’Udi nazionale e ferrarese che ha elencato le tappe principali di questo processo si parte, però, da due date, che al contrario segnano nella prima metà del ‘900 un momento di grave arretramento rispetto al processo di emancipazione femminile iniziato a fine ‘800 nei Paesi di cultura liberale.

Sono il regio decreto del 1923 sulla RIFORMA GENTILE che esclude le donne dall’insegnamento e l’ emanazione del CODICE ROCCO,  nel 1931 il  codice penale di matrice fascista che definiva in ambito civile e penale il potere dei mariti e dei padri sulle donne.

Per le donne italiane furono un gravissimo affondo da cui le leggi varate a partire dal 1945, anno della caduta definitiva della dittatura fascista hanno cercato  di recuperare dignità e parità di diritti.

Si parte dal Decreto Legislativo che riconosce nel 1945 il Diritto di voto attivo alle italiane con più di 21 anni tranne le prostitute schedate, cui segue il Decreto del 10 marzo 1946  che riconosce l’eleggibilità delle donne e che trova la sua piena applicazione nel Referendum monarchia/repubblica e nella votazione delle componenti e dei componenti dell’Assemblea Costituente. Intanto nel 1946 l’ONU con la Dichiarazione universale dei diritti umani sancisce per la prima volta in via generale il principio di non discriminazione tra i sessi.,  che trova nella Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW: Committee on the Elimination of Discrimination against Women) adottata nel 1979 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite lo strumento fondamentale in materia di diritti delle donne, e che  è stata ripresa nel 1993 dalla Convenzione di Vienna che recita “I diritti umani delle donne e delle bambine sono parte inalienabile, integrale e indivisibile dei diritti umani universali.

Intanto in Italia nel 1948, anno della sua entrata in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana negli articoli Artt. 3 – 29 – 37 – 51  riconosce assoluta parità di diritti  fra uomini e donne.

Anche sulla strada della lotta alla discriminazione e alla violenza di genere si segnalano molte tappe soprattutto sotto la spinta dei movimenti femminili e femministi fra le più decisive per le donne del nostro Paese . Del 1950 la legge che promuove la tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri, l’abolizione definitiva nel  1963 dello ius corrigendi , La Legge Merlin che nel 1958 abolisce la regolamentazione della prostituzione e promuove la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui,, la legge n. 66 che nel 1963ammette la donna ai pubblici uffici, alle professioni e alla magistratura, la Legge n. 71 che vieta il licenziamento delle lavoratrici per causa di matrimonio.

Fino ad arrivare alle leggi che  portano seppure lentamente al riconoscimento della volonta della donna nei rapporti sessuali con l’eliminazione del matrimonio riparatore e nel 1996 del riconoscimento dello stupro come violenza contro la donna e non più soltanto un’offesa contro la morale pubblica.

 

Nel 1965, Franca Viola dopo essere stata rapita rapita e violentata,  rifiuta il matrimonio riparatore e denuncia il suo rapitore facendolo condannare un anno dopo, nel 1970 esce la legge sul Legge sul divorzio Legge n. 898 che Disciplina i casi di scioglimento di matrimonio, nel 1971 viene abrogata la Norma sulla contraccezione come reato contro la stirpe, e nello stesso anno la legge 1044 elabora un Piano quinquennale per l’istituzione di asili-nido comunali con il concorso dello Stato, una delle più attese conquiste femminili, nel 1974 il Referendum contro Legge il divorzio n.898/70, approva definitivamente la legge sul divorsio, nel 1975, l’ONU organizza la prima Conferenza mondiale a  Città del Messico sulla condizione della donna, contro le discriminazioni e per la parità di diritti. Nello stesso anno in Italia  la legge . 151 con la Riforma del diritto di famiglia, introduce la potestà genitoriale paritaria, e vengono istituiti i consultori familiari. Sono conquiste fondamentali per l’avanzamento sociale delle donne. Intanto finalmente nel 1978 arrivava la legge 194, ovvero la legge sull’aborto, , che da allora consente alla donna, nei casi previsti, di poter ricorrere alla interruzione volontaria di gravidanza in  una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza). Prima del 1978, l’interruzione volontaria di gravidanza considerata reato dal codice penale italiano, il codice Rocco, ed era punita con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto che alla donna stessa. Nel nuovo clima culturale fu l’estensione del principio del diritto della libera scelta della donna sulla propria sfera di intimità a favorire l’antiproibizionismo sostenuto soprattutto dalla propaganda del nMovimento Radicale. Fu questa svolta politico-culturale assieme  alla diffusione del femminismo e al cambiamento della sensibilità morale a portare alla legge ull’aborto in Italia anche a fronte dell’elevatissimo numero di aborti illegali, che causavano spesso complicazioni gravi ed un grande numero di morti. Una legge certamente problematica, definita anche oggi da molti come una legge   “non perfetta, ma degna di un paese civile”.

Ma proprio in anni così ricchi di fermenti il 1975 sarà ricordato nella storia italiana come l’anno del  massacro del Circeo: Donatella Colasanti e Rosaria Lopez vengono rapite seviziate, torturate da tre ragazzi di famiglia benestante , torturate fino alla morte di  Rosaria Lopez mentre e Donatella Colasanti fingerà di esser morta per salvarsi. Un caso di orrore e violenza che segnò la drammatica escalation da un lato di stupri e violenze di gruppo contro ragazze attirate con l’inganno e dall’altro mise in luce il fenomeno di una cultura della violenza fisica e della sopraffazione che portò seppure molto lentamente le istituzioni italiane a prendere posizione contro gli atti di stupro, che solo nel 1996 vennero riconosciuti come violenza contro la persona e non come offesa del buon costume e della morale pubblica. Il consenso della donna nei rapporti sessuali veniva equiparato alla volontà dell’uomo di possederne il corpo, che finiva di essere considerato una possibile sua proprietà. Da allora , tre sono i principali filoni dell’attività legislativa nel percorso verso la parità, quello che reprime e vuole prevenire la violenza sulle donne e di conseguenza spesso sui figli, quando la violenza entra all’interno della famiglia come e’ accaduto negli ultimi anni,  quello per favorire la emancipazione economica delle donne e la parità rispetto agli uomini in materia di lavoro,  quello che sancisce la tutela sociale della maternità e introduce il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza, disciplinato dalla legge 194.

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