L’eredità di Nelson Mandela

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Immagine di repertorio di un’iniziativa a Ferrara dedicata a Mandela a luglio 2013

E’ morto ieri sera a 95 anni, dopo mesi di agonia e al termine di una vita straordinaria, destinata a rimanere scolpita nella memoria e nella coscienza di tutti noi.

Ferrara gli aveva reso omaggio nello scorso mese di luglio, quando era già chiaro che si sarebbe spento ben presto: fu un’occasione organizzata dagli studenti universitari africani di Ferrara per il 18 luglio, quando il Mandela day viene celebrato in tutto il mondo.

Il suo Paese, il Sudafrica, l’aveva condannato all’ergastolo e tenuto prigioniero per 27 anni, fino al 1990, perché si opponeva al regime imperante, l’apartheid, basato sulla separazione razzista tra l’elite bianca e la grande massa della popolazione nera.

Nel 1993 fu insignito del premio nobel per la Pace, nel ‘94 divenne presidente del Sudafrica, il primo capo di stato nero di quel Paese.

Fu certamente un grande combattente per la libertà e contro il razzismo, un patriota del continente africano, ma fu anche e forse soprattutto uno dei maggiori statisti del ventesimo secolo: il Sudafrica, quando Mandela prese il potere, avrebbe potuto sprofondare in un bagno di sangue e soccombere sotto il peso delle vendette e dei rancori razziali. Mandela impedì tutto questo, puntò sulla riconciliazione nazionale, e vinse la propria ultima battaglia.

In un secolo in cui le ideologie comportarono enormi spargimenti di sangue, seppe mettere insieme rivoluzione e conciliazione. Questa è forse l’eredità più importante che ci lascia. Insieme a quel suo sorriso carico di saggezza e di umanità, destinato a diventare un’icona del nostro tempo.

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