L’esempio della formica, la lezione della farfalla.

Una strana legge del contrappasso sembra governare il Paese…
…chiediamo moltissimo a coloro cui abbiamo tolto molto!
Prendiamo il caso dei medici, degli infermieri, in genere di tutti coloro che oggi sostengono il peso dell’emergenza all’interno di un sistema sanitario pesantemente ridimensionato.

In questi anni gli obiettivi perseguiti dai decisori sono stati fondamentalmente di due specie: da un lato la riduzione dei posti letto e l’accorpamento degli ospedali in nome della lotta agli sprechi e dell’appropriatezza delle prestazioni, dall’altro lo spostamento dall’assistenza ospedaliera a quella sul territorio, trasformata intelligentemente, dove possibile, in attività di prevenzione.

Negli anni queste operazioni, fra tagli lineari e spending revew, hanno prodotto l’eliminazione di 70.000 posti letto e il venir meno di ca 46 mila unità di personale dipendente.

Un risultato, quest’ultimo, raggiunto in sintonia con le Università che hanno imposto il numero chiuso alle Facoltà di Medicina e alle lauree Sanitarie, con un intervento drastico di tagli alle professioni mediche, che ha creato negli anni penuria di specialisti e di infermieri soprattutto negli ospedali.

Da tempo questa politica di contenimento delle lauree sanitarie è stata messa in discussione, tant’è che in alcuni Atenei, come in quello di Ferrara, si è fatto un vero e proprio dietrofront, liberalizzandone le iscrizioni.

Se oggi per numero di posti letto in terapia intensiva l’Italia si colloca (dati Ocse del 2017) al 19° posto su 23 paesi europei, credo che le cause vadano cercate anche nella direzione di una politica di riduzione progressiva del welfare, attuata al suono di “Non possiamo più permetterci lo Stato sociale”, uno slogan molto di moda dal 2000 in poi, un mantra collettivo, che ha fatto molti adepti anche in Italia, a destra soprattutto e in qualche caso anche a sinistra al di là delle ideologie.

Sono certa che l’Italia si salverà dalla pandemia perché vanta un Sistema sanitario universalistico, che garantisce livelli essenziali di assistenza a tutti, in sintonia con il modello di sanità dell’Unione europea, molto distante dall’America di Trump, che dà un’ottima sanità a chi ha molti soldi per comprarsela, ma che oggi forse rimpiange di non poter contare sull’Obamacare.

L’Italia si salverà perché ha ancora ottimi medici, infermieri, insegnanti, ricercatori,geologi, architetti, ingegneri, biologi, meteorologi, fisici, matematici, vale a dire professionisti che pur essendo poco valorizzati danno, quasi tutti, il meglio di sé laddove sono collocati, nonostante una devastante propaganda tesa in questi anni a svilire le competenze e l’aspirazione di tanti giovani a raggiungere i massimi livelli della preparazione all’Università.

Non è ora di cambiare registro? Il Paese non ha bisogno di eroi disposti a sacrificarsi per il bene collettivo, ma di professionisti fidati, attrezzati, capaci di garantire la sicurezza a se stessi e alla collettività.

Che cosa dovrebbe servire oltre alla pandemia, al crollo dei ponti e ai disastri atmosferici, al fuoco che distrugge i nostri boschi e le foreste dell’Amazzonia e dell’Australia, per indurre un deciso cambio di passo alle classi dirigenti di un mondo globalizzato, dove il battito d’ali di una farfalla in Brasile, può provocare un tornado in Texas? (come scrisse il matematico e metereologo Edward Lorenz presentando la sua teoria nel 1972)

Le classi dirigenti del nostro Paese avranno nel prossimo futuro un estremo bisogno di decidere che strada prendere. Se valorizzare le competenze dei nostri insegnanti, ricercatori, medici, infermieri, geologi, architetti, ingegneri, biologi, dando loro il giusto spazio e incentivando i più giovani a seguirne le orme sulla strada dell’impegno nello studio e dei sacrifici necessari per acquistare preparazione e capacità di mettersi al servizio del bene del Paese,o rimettersi a litigare furiosamente per questioni di potere.

E se oggi chiamiamo eroi chi si sacrifica per avere cura dei malati negli ospedali, dei nostri vecchi nelle case di riposo, dei nostri giovani nelle scuole e nelle università, dei disabili, confidando nel loro spirito di missione, domani vorremmo, invece, che fossero rimesse al giusto posto le priorità del Paese, mettendo uno stop deciso alla rozzezza di chi vorrebbe imporci nemici fasulli, pur di nascondere le responsabilità del degrado..

L’esempio da prendere è quello della formica: tutti al lavoro, non per cantare come la cicala una sola stagione pancia all’aria, ma per metterci nelle condizioni di affrontare, tutti insieme, gli inverni più freddi.
Per farlo sarà necessario tornare ai fondamentali, dando peso e centralità al sapere, alla formazione, alla coscienza civica, individuale e collettiva.

2 pensieri riguardo “L’esempio della formica, la lezione della farfalla.

  • 25/03/2020 in 10:18
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    Condivido pienamente il tuo articolo Dalia, ricco di riflessioni intelligenti. Le persone al centro ora e in un futuro quando avremo superato questa catastrofe sanitaria. Ma ci vorrà in futuro più conoscenza, più cura e risorse per l’istruzione e l’università, per la formazione lifelonglearnig e soprattutto per la ricerca.
    l’Attuale situazione della Sanità ha dimostrato che ridurne i finanziamenti statali con conseguente diminuizione di strutture, strumenti e personale , è deleteria e può portare a conseguenze molto gravi.
    Occorre un nuovo umanesimo dove tutte le generazioni possano collaborare insieme per costruire un Paese migliore. Occorrono politici, capaci, istruiti, onesti che sappiano mediare e pensare al bene comune e non solo al proprio.
    Pur tra mille difficoltà il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio stanno dimostrando buon senso, equilibrio e attenzione ai problemi. Speriamo che la situazione possa risolversi nel migliore dei modi. Grazie Dalia

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    • 29/04/2020 in 13:54
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      “Occorre un nuovo umanesimo dove tutte le generazioni possano collaborare insieme per costruire un Paese migliore. Occorrono politici, capaci, istruiti, onesti che sappiano mediare e pensare al bene comune e non solo al proprio.” Carissima Daniela, mi piacerebbe, moltissimo, che noi da brave formiche facessimo al momento giusto, la nostra parte.
      I cittadini, e soprattutto le cittadine dovranno farsi sentire su quello che tu dici.

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