L’impatto del Covid 19 nei pazienti gastroresecati: focus regione E.R.

L’impatto del Covid 19 nei pazienti gastroresecati, ossia costretti  a vivere senza l’apparato digerente è il focus regionale organizzato per venerdì a partire dalle 10.30,  Claudia Santangelo, presidente nazionale di VIVERE SENZA STOMACO – nata nel 2014, unica così concepita in Italia e in Europa, con soli iscritti (3 mila 500) gastroresecati per tumore .

Tra i relatori Paola Boldrini, vice presidente Commissione Sanità in Senato, fautrice della realizzazione del registro nazionale dei tumori oggi vigente e impegnata in Commissione Sanità in un provvedimento per l’analisi della medicina di prossimità esistente sul territorio nazionale il cui potenziamento è previsto nel PNRR,  Raffaele Donini, assessore alla Sanità Emilia Romagna.

«Sull’argomento, ossia sull’impatto del virus nei gastroresecati – ammette Marco Libanore, Direttore Unità Operativa Complessa Malattie infettive dell’Ospedale Sant’Anna di Ferrara – esiste al momento poca letteratura. Oggi però siamo nelle condizioni di dare avvio a studi specifici». Partendo dai territori, ovviamente, per arrivare a censimenti nazionali.

Una lacuna da colmare, oggi che del virus, a oltre un anno dalla sua comparsa, si sa di più. E soprattutto imperversa la variante Delta e altre, fa intendere, si manifesteranno. A partire dal fatto, conferma Libanore, «che anche l’apparato digerente, oltre a quello respiratorio, è un recettore del virus, come testimoniano i diffusi disturbi gastro intestinali manifestatisi in molti pazienti».  Di qui bisogna distinguere «i gastroresecati per tumore da quelli per altre cause», verificare eventuali condizioni di comorbosità, tenere in considerazione gli sbalzi glicemici che possono evolvere in diabete mellito.

Siamo fragili tra i fragili, dice Claudia Santangelo, per questo vogliamo suggerire alla politica sanitaria di approfondire e dare vita a studi specifici. Tanto più che dalla pandemia non siamo usciti» Partiamo dal confronto regionale con l’ambizione di un approdo nazionale, al CTS:

Quanto al vaccino Libanore non ha dubbi. «Per i gastroresecati i più indicati sono quelli a mRNA, Pfizer meglio che Astrazeneca, per capirci. «Noi – riprende Santangelo – viviamo da oltre un anno non tanto con la paura di contrarre il virus, ma con quella di non reggere le terapie. La nostra è una paura amplificata».

E proprio sull’approccio umano si concentra Luigi Cavanna, Direttore Dipartimento Oncoematologia Asl Piacenza e Presidente CIPOMO (Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri), che insiste sulla necessità della territorialità e umanizzazione delle cure, che può trovare beneficio anche nell’utilizzo integrato della telemedicina, come evidenziato dal Covid.

«Ci sono aspetti che, rispetto ai malati, vengono oggi poco considerati. Pensiamo ai tempi di attesa per visite e terapie. Facciamo guadagnare loro anni o mesi di vita, che trascorrono nei corridoi d’ospedale. Una vittoria decapitata».

E’ sulle esigenze dei pazienti «che bisogna concentrarsi». Cavanna esemplifica: «Nel caso dei gastroresecati serve un periodo di adattamento. Basti pensare alla nutrizione. La malattia è in un corpo, non basta toglierla». Ecco che avere presidi e figure sanitarie vicine aiuta nel sentirsi protetti, sicuri.

Un pensiero condiviso da Boldrini: «L‘emergenza Covid-19 ha evidenziato alcune vulnerabilità, in primis avere 21 sistema sanitari diversi.

Di qui l’importanza della medicina territoriale, con presidi come le case della salute o gli ospedali di comunità, punti di riferimento funzionali e funzionanti, soprattutto in presenza di vulnerabilità come quelle dei gastro resecati», che Boldrini intende portare in Commissione Sanità e nel neo costituito intergruppo sulla cronicità – «fortemente voluto» –  per avere anche dati omogenei oggi inesistenti e andare verso una altrettanta omogeneità di informazione e cure.  L’auspicio, ambizioso, è che «si avviino studi specifici su di noi. A maggior ragione – la chiosa della Presidente Santangelo – perché non si escludono altre ondate pandemiche».

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