L’insicurezza percepita dagli Italiani secondo il rapporto “Noi Italia” dell’Istat

Non ci sono molte novità nei dati sulle paure degli Italiani che Infodata ricava dal rapporto Noi Italia che Istat ha pubblicato pochi giorni fa per fotografare il Paese e vederne l’evoluzione rispetto ad alcuni indicatori, quali la paura della criminalità e il senso di insicurezza.

Prendendo come riferimento il 2015 le famiglie che più temono di vivere in zone a rischio criminalità sono anche quelle che abitano nelle regioni con la maggior presenza di stranieri, mentre la situazione economica e il titolo di studio non generano timori non sembrano parametri rilevanti per misurare l’insicurezza.

In relazione al 2015 Infodata ha incrociato l’indicatore criminalità sia con la percentuale di furti e rapine denunciati sul territorio, sia con la percentuale di stranieri residenti, quindi con l’indice di povertà individuale relativa e infine con la percentuale di laureati tra gli over 15.

I risultati dello studio confermano ciò che ci si aspettava: più crescono furti e rapine, più cresce la percezione del rischio di criminalità e quindi l’insicurezza della popolazione. Più cresce la presenza di residenti immigrati, più cresce la quota di famiglie che indicano un rischio di criminalità molto o abbastanza presente, tranne che al Sud dove l’attività della criminalità organizzata, in Sicilia, Puglia e Campania, altera il dato e indica che il timore di vivere in zone dove vengono commessi dei crimini è alto anche se gli stranieri sono meno numerosi che altrove..

Non sembra incidere sul senso di insicurezza degli italiani la povertà: più è alto l’indice di povertà relativa individuale, pubblica Infodata, più è bassa la quota di famiglie che teme il rischio di criminalità, mentre, al contrario, dove le persone sono più ricche cresce l’insicurezza. Non incide sull’insicurezza, invece, il titolo di studio, infatti a vedere alto il rischio di criminalità sono sia i laureati che quelli che hanno soltanto la licenza media.Come a dire che chi agita la sicurezza come un argomento di propaganda politica non parla solo alla “pancia” del Paese.

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