Liquefazione sabbia, studio di Unife

Liquefazione di strati di sabbia impregnati d’acqua che provoca la perdita istantanea, ma temporanea, della resistenza del terreno, terreno che diventa liquido pesante, provocando il cedimento e in alcuni casi la rottura, degli edifici ed abitazioni.

Un fenomeno portato alla ribalta con il recente sisma che ha colpito nel ferrarese soprattutto S.Carlo di S.Agostino anche Mirabello, ma che il gruppo geotecnico della facoltà di ingegneria dell’università di Ferrara aveva iniziato a studiare già nel 2004, pubblicandone gli atti a partire dal 2008. In quegli studi era emerso l’evidente rischio di liquefazioni nelle aree attualmente colpite dal terremoto, tanto che furono utilizzati per la redazione del PTCP, il Piano territoriale della provincia di Ferrara, per la redazione del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico Edilizio del Comune di Ferrara e per il piano strutturale di un gruppo di comuni dell’alto ferrarese (Cento, Mirabello, Poggio Renatico, Sant’Agostino e Vigarano Mainarda).

La sabbia liquefatta è fuoriuscita da fessure (anche decimetriche) molto estese, da piccoli crateri chiamati sand boils e nella maggior parte dei casi da pozzi già esistenti. A mappare il fenomeno, già dopo il primo sisma del 20 maggio, è stato un gruppo di lavoro istituto dalla protezione civile dell’Emilia Romagna e dal dipartimento di protezione civile nazionale. Un gruppo di lavoro costituito da geologi, ingegneri geotecnici e strutturisti provenienti da ordini professionali, da università toscane (Firenze, Siena e Urbino) dal politecnico di Milano, dall’ateneo estense, solo per fare qualche nome. Il 24 e 25 maggio il gruppo informò l’amministrazione di S,Agostino, sulla pericolosità geotecnica del terreno, tanto che il sindaco Toselli decise di evacuare alcune aree della frazione di S.Carlo. Inoltre per più di 30 fabbricati, strutturalmente non compromessi ma inclusi nell’area rossa per rischio geotecnico, è iniziato anche un monitoraggio topografico. Indagini geotecniche utili per seguire l’evoluzione degli effetti del post-sisma e che ha provocato cedimenti e rotazioni degli edifici, causati dall’abbassamento della falda ai livelli normali.

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