Lo stupro di Piacenza e lo scontro sui media

La violenza delle nostre città merita sempre grande attenzione, ma “sine ira et studio”

Ignobile l’azione vandalica con cui un cretino pericoloso, due giorni fa  a Grugliasco, alle porte di Torino, ha imbrattato il manifesto elettorale con il volto di Giorgia Meloni a testa in giù a evocare l’orrore di Piazzale Loreto, con la minaccia scritta in rosso ‘fasci appesi’ sulla fronte della leader di Fratelli d’Italia. Ma gli atti di violenza sono ormai nella cronaca quotidiana. I politici non possono derubricarli a casi isolati o farne oggetto di scontro fazioso come sta accadendo per la vicenda dello stupro di Piacenza.

Lo stupro di Piacenza e lo scontro politico sui media.

Si respira un’aria avvelenata in questa vigilia accelerata di elezioni politiche. Gli attacchi personali, il botta e risposta fra i leader spesso segnano non la rivalità politica, ma il disprezzo per l’avversario.

Ne è un esempio lo scontro mediatico  suscitato dalla pubblicazione fatta su Fb da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia,  del video che riprende un uomo mentre compie uno stupro, per strada, di mattina presto, su una donna che grida e chiede invano aiuto.

Il fatto è accaduto a Piacenza, in una strada deserta del centro. Le grida della donna hanno attirato l’attenzione di un uomo, che ha assistito dalla finestra di casa e filmato la violenza con il cellulare, dopo aver chiamato la polizia. Lo scontro è nato  dall’accusa rivolta da Enrico Letta, leader del PD, a Meloni : “ non si può e non si deve, ha detto Letta, per rispetto verso la vittima, dare  la scena di uno stupro in pasto ai media, senza alcun consenso preventivo, e questo sarebbe già un reato, per  attaccare non solo il gesto del violentatore, ma la sua identità di immigrato richiedente asilo. Attacco mosso, aggiunge Letta,   per  screditare la politiche di accoglienza della sinistra e degli schieramenti di matrice progressista.

Con sdegno la Meloni ha rinfacciato a Letta di prestare attenzione al video e non alla gravità del fatto.

La vicenda di Piacenza non può non suscitare reazioni emotive nell’opinione pubblica. Ma chi si candida a guidare un Paese dovrebbe evitare l’emotività, più che mai per trasformarla in polemica elettorale.

Dal mio angolo visuale di donna e di osservatrice della realtà, vorrei proporre ai nostri politici alcune riflessioni  per quanto possibile  senza acrimonia e faziosità. (sine ira et studio)

1°) Uno stupro è un atto criminale di violenza contro una persona, di cui lede la libertà, l’integrità fisica, la dignità e la salute psichica. La violenza sessuale assume connotati particolarmente gravi e dolorosi per la vittima, perché ne colpisce attraverso il corpo e in modo spesso irreparabile l’ identità di persona.

Come viene punito oggi nel nostro Paese  lo stupro? Come viene vissuto dalla società questo crimine, che fino al 1996, cioè fino a 26 anni fa, in Italia era considerato non come un reato contro la persona, ma come un’offesa al buon costume e alla morale pubblica?

Che cosa succede nelle questure e nei tribunali alle vittime di stupro negli interrogatori e nel dibattito giudiziario? Sono questi i temi su cui i politici dovrebbero interrogarsi.

Aggiungo che lo stupro, che a commetterlo sia un italiano o uno straniero o un immigrato richiedente asilo,   resta uno dei reati di violenza sulle donne più beceri, ma fra i più diffusi. Non sempre denunciati per vergogna dalle vittime, non sempre accolti dall’opinione pubblica  con l’indignazione dovuta.

2°)

Che effetto può avere rendere pubblico il  video  di un testimone oculare che ha filmato la ‘aggressione e lo stupro per consegnarne la documentazione alla Giustizia?

Il dibattito di questi giorni si è acceso su questo tema, che non è certamente di secondaria importanza, prima di tutto per la vittima, che non è stata interpellata in proposito,  come non lo è per lo stupratore,che non potrà negare, come ha già tentato di fare, l’evidenza.

Dovrebbe essere molto arrabbiato anche l’autore del video, che certamente non voleva creare altra disperazione alla vittima.

La violenza di un video e la violenza delle parole

3°) Il  video fa certamente impressione, potrebbe anche creare un effetto emulazione,  ma c’è  davvero così grande differenza tra vedere uno stupro in un video sui social, oscurando il volto della vittima, e leggere le minacce di stupro, con tutti i particolari del caso, che sono state rivolte in questi anni sempre sui social ad alcune donne della politica, da chi voleva non solo incutere loro paura, ma screditarne il ruolo ,  deformandone l’immagine di donna con la violenza delle parole?

L’ultima riflessione riguarda la frequenza con cui oggi lungo le strade delle nostre città si compiono efferate violenze contro persone indifese. Violenze individuali e di gruppo, dei cui responsabili si perdono quasi sempre  le tracce mediatiche, anche quando i colpevoli o supposti tali vengono individuati dalle forze dell’ordine.

Far cadere nell’oblio i colpevoli della violenza non aiuta certamente la società a liberarsene o quantomeno a chiedersene le ragioni.

Personalmente   vorrei che i politici, che aspirano a guidare il Paese, quindi ad essere anche di esempio alle coscienze dei cittadini e dei più giovani in particolare, si ponessero questi interrogativi e si confrontassero sulle analisi e su possibili strategie di approccio al fenomeno per cercarne le  soluzioni, senza perdersi in inutili giochetti verbali, irrisioni e furbate comunicative.

E’ su questi temi  che mi aspetto, in  questa torrida campagna elettorale, di sentire chiare prese di posizione dai nostri candidati.

Dalia Bighinati

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