Magiera: “Così salvammo il violinista Aldo Ferraresi dalla deportazione”

Questa mattina nella conferenza stampa di presentazione della stagione di Lirica era presente anche il maestro Leone Magiera, neopresidente onorario del Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara.

Collaboratore a fianco dei più grandi direttori d’orchestra del mondo, spesso lavorava con Luciano Pavarotti, Magiera ha raccontato anche il suo rapporto con Aldo Ferraresi, cittadino estense primo violino alla Scala che venne salvato da Magiera e dalla sua famiglia.

Ma prima sentiamo  la sua soddisfazione per la nomina a presidente onorario, partendo dalle parole dell’assessore alla cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli

“Oggi mi sono commosso percorrendo in auto via Aldo Ferraresi, ricordando proprio Aldo e quando lo aiutammo a fuggire in Svizzera a seguito delle leggi razziali. Aldo era un grandissimo violinista, un grande solista”.

Così Leone Magiera, storico pianista, direttore d’orchestra, scopritore di talenti assoluti come Luciano Pavarotti e Mirella Freni, questa mattina al Teatro Comunale di Ferrara – di cui è da poco presidente onorario – nel corso della presentazione della stagione lirica 2020/2021. Il Maestro ha raccontato le ragioni che lo “legano particolarmente” alla città estense.

La memoria di Magiera è tornata così agli anni del secondo conflitto mondiale, anche per la commozione che ha dichiarato di aver provato nell’imbattersi nel viale proprio dedicato all’amico.

“Suonava sempre, era un grandissimo, io lo ascoltavo a bocca aperta e dopo la guerra inaugurò la stagione Rai suonando per la prima volta il violino di Paganini a Genova. Poi lo portò in tanti teatri importantissimi, prima di diventare, in età avanzata, primo violino, tra gli altri, al San Carlo di Napoli”.

Aldo Ferraresi – nato a Ferrara il 14 maggio 1902, in via Vittoria 21, nel centro storico della città – era figlio di Augusto, maresciallo di artiglieria e appassionato mandolinista, e di Marcella Jesi, di origine ebraica. Per questa ragione la famiglia finì nel mirino del nazifascismo. Fin dalla tenera età il giovane violinista ferrarese fu avviato allo studio della musica all’Istituto Musicale Frescobaldi di Ferrara, che ha segnato l’avvio di una precoce e folgorante carriera, proseguita proprio grazie alla protezione garantita dalla famiglia Magiera negli anni della persecuzione: il diploma a 15 anni all’accademia di Santa Cecilia, a Roma, le esperienze internazionali, le esibizioni alla Scala di Milano, alla Royal Festival Hall di Londra, in Spagna, Germania, Svizzera, Russia, Portogallo, Jugoslavia, Stati Uniti. E poi – nel dopoguerra – i concerti davanti a capi di Stato, il ruolo di primo violino nel Quartetto di San Remo, dell’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, dell’orchestra sinfonica di San Remo. E l’attività come docente, al Conservatorio di Napoli e di Reggio Calabria. Tra i suoi allievi privati si ricorda anche Uto Ughi.

“Ero bambino, avevo circa sei anni. Mio padre era un militare, un tenente colonnello, ma cercava di salvare gli ebrei, era una persona dalla grande umanità – ha ricordato Magiera stamattina -. Ospitammo così Aldo in una casa di nostra proprietà sul lago Maggiore, nascondendolo perché avevamo saputo che gli stavano dando la ‘caccia’. Da qui organizzammo la ‘fuga’ in Svizzera, con un motoscafo noleggiato. Così si è salvato. Non smise mai di studiare e suonare. Era un grandissimo musicista”. Il legame con Ferraresi – ha spiegato Magiera – è proseguito anche dopo la guerra, al suo rientro in Italia: “Aldo mi è sempre stato vicino. Ricordo il suo concerto a Modena. Eravamo molto legati. Oggi mi sono commosso pensando a lui”. Magiera ha inoltre dichiarato di avere Ferrara nel cuore anche per avervi passato un periodo (“avevo circa 23-24 anni) come preparatore musicale del Don Giovanni di Mozart proprio al Teatro Comunale di Ferrara “col grande basso Cesare Siepi”. “Fu uno spettacolo molto bello – ha detto -. Per un mese circa rimasi in città, praticamente senza vedere il sole a causa della nebbia”, ha scherzato il maestro, sottolineando poi: “Sono molto legato a questa città”.

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