Mancanza di istruzione e povertà

Bambini che non vanno a scuola nel mondo

Fra le perle di saggezza attribuite a Confucio c’è un proverbio citato spesso anche dai politici nostrani: se un uomo ha fame e gli regali un pesce, lo nutrirai per un giorno, se gli insegnerai a pescare lo metterai in grado di nutrirsi per tutta la vita. Paragonabile per efficacia ad un lungo testo pedagogico, questa massima sostiene l’importanza dell’istruzione come strumento di autonomia e libertà, quindi di benessere per ogni individuo.

Che l’istruzione sia sentita come uno dei mezzi più potenti per cambiare in meglio il destino delle persone e del mondo, ce lo gridano oggi le donne afghane, lungo le strade di Kabul. Protestano a costo di essere bastonate, imprigionate o peggio contro  i talebani che impediscono loro di frequentare le scuole.

Sostenere i diritto all’istruzione per tutti i bambini e tutte le bambine è costato ad una ragazzina pakistana di 14 anni,  Yousafzai Malala , un colpo di pistola alla testa. Era la punizione per avere osato denunciare  la violazione di questo diritto, sempre da parte dei talebani ,nel suo Paese. Malala è stata insignita nel 2014 a soli  17 anni del Premio Nobel per la Pace. L’istruzione è, infatti, anche il più potente mezzo per risolvere pacificamente le controversie personali, di classe e fra gli Stati.

E’ un diritto riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1), è uno degli obiettivi dell’Agenda Onu 2030, è anche per molte associazioni di volontariato  Onlus uno degli obiettivi principali della loro azione nei Paesi del terzo mondo, poveri e devastati da guerre civili e criminalità.

Nonostante questa consapevolezza, al mondo ci sono tanti bambini che non possono andare a scuola, a causa della povertà, della discriminazione o, semplicemente, perché spesso i genitori non ne capiscono l’importanza. Ci sono 123 milioni di bambini che non hanno le più elementari competenze come leggere e scrivere, fra questi le bambine sono  73 milioni e rappresentano circa il 60% del totale.(Dati Unicef)  L’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, nella classifica stilata dei Paesi con la più alta percentuale dei bambini che non va a scuola, mette al vertice : la Liberia, 62%, il  Sud Sudan, 59%, l’Eritrea ,59% , l’Afghanistan, 46%, il  Sudan, 45%,  Gibuti ,43%, la  Guinea Equatoriale 42%, il Niger 38%, il  Mali 36% , la Nigeria 34% .…

(1)DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO
Articolo 26 

  • Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria
  • L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
  • L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
  • I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.

Spesso dove manca l’istruzione mancano molte altre cose, per non dire tutto. Pensiamo alle favelas del Brasile, alle baraccopoli di Haiti, dove è raro che i bambini più poveri  abbiano un alloggio sicuro, cibo a sufficienza, genitori che pongono l’istruzione dei figli al primo posto.  La pandemia di coronavirus, aggiunge Unicef,  non ha fatto che acuire il problema.Aiutare i bambini in Africa - Non Sprecare

In questi Paesi, dove per i bambini sarebbe un sogno, l’istruzione a distanza non esiste, neppure come possibilità.

Non solo non vanno a scuola, ma lavorano anche da molto piccoli e vengono impiegati in fatiche  superiori alle loro forze.

Per la politica mondiale dovrebbero essere queste le priorità. Per Oxfam,  “un movimento di milioni di persone che lottano contro le disuguaglianze per porre fine alla povertà e all’ingiustizia, invece, è proprio la cattiva politica che favorisce i privilegiati e intrappola i più nella povertà nell’ingiustizia aumentando la disuguaglianza.

Interroghiamoci, dunque. “Quanti di noi pensano che ogni essere umano meriti un futuro di uguali opportunità per prosperare e non solo per sopravvivere. ?”

Se  ne siamo convinti, sapremo anche come orientare le nostre azioni. Perché  la diseguaglianze e la mancanza di istruzione riguardano anche noi, e non solo per la necessaria e giusta solidarietà con .i Paesi poveri del mondo, ma per quanto succede anche qui, nel nostro Paese.

Sul sito “Mentinfuga”, Stefano Ferrarese commenta l’allarme lanciato da Save the Children nel corso del suo evento a Roma Impossibile 2022, secondo cui  un adolescente su due non capisce ciò che legge. Il giornalista punta il dito sul sistema dell’istruzione, sul modello di sviluppo economico del Paese e sulla visione che il Paese ha del proprio sistema democratico.

E mentre l’ISTAT ci svela che sono  1.384.000 i  minori in povertà assoluta, il dato più alto degli ultimi 15 anni, i punteggi medi delle prove Invalsi e Pisa in italiano e matematica risultano peggiori proprio per quei ragazzi che provengono da famiglie disagiate o dal livello socio-economico basso .

L’allarme riguarda il presente, ma diventa gigantesco se pensiamo al futuro.

Il fenomeno della cosiddetta “povertà digitale” reso più evidente dalle tecniche DAD, ci fa prevedere con facilità che ad essere penalizzati saranno sempre più facilmente gli studenti privi degli strumenti tecnologici e  del supporto fornito dalla famiglia
Per far fronte a questi squilibri Save the Children  prospetta soluzioni immediate.

Raddoppiare l’investimento sul piano nazionale della quota relativa al programma europeo Child Guarantee, cioè quel sistema volto a promuovere pari opportunità e accesso ai servizi essenziali per bambini e ragazzi bisognosi, come ad esempio le mense scolastiche gratuite nelle scuole primarie per i bambini in condizioni di disagio.

In secondo luogo sottolinea la necessità  di formare almeno 30.000 educatori da inserire negli asili nido-

Terzo, ed è la sfida più impegnativa, porre in atto misure straordinarie per reinserire nel mondo sia della formazione che del lavoro almeno 1 milione di ragazzi entro il 2026, per agganciarsi alla media europea.

L’ allarme di Save the children è legittimato dal fatto che solo rafforzando i livelli educativi di base si può creare una società dai valori equilibrati, che non generi analfabeti “concettuali” .

Questi, infatti, inevitabilmente  nell’età adulta  si trasformeranno in analfabeti funzionali, cioè in persone incapaci di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti.

Sono queste le abilità necessarie per intervenire attivamente nella società, quindi anche per votare, che è la più alta espressione dei  diritti politici in democrazia. Ma saranno anche inadeguati per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità. (UNESCO1984)

 

1a parte (continua )

 

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