Covid-19, “Manica” Argenta definita la ‘situazione ferrarese più difficile’: il racconto

manica argenta covidEmergenza sanitaria da covid-19, la situazione più difficile fino ad ora registrata sul territorio ferrarese (definita così durante la Conferenza territoriale socio sanitaria di sabato scorso) è stata nella struttura “Beneficenza Manica” di Argenta dove fino ad ora si sono registrati otto decessi e sono risultate positive al tampone quasi metà delle persone che vivono e lavorano all’interno.

Oggi ha parlato la vice presidente della cooperativa  “Serena” che gestisce la struttura, Chiara Bertolasi (vice presidente anche di Confcooperative Ferrara), per fare il punto della situazione in questo momento difficilissimo.

Nell’ultimo mese, sono otto le persone provenienti dalla casa residenza per anziani non autosufficienti “Beneficenza Manica” di Argenta poi decedute dopo il ricovero in ospedale.

Tra le 60 persone attualmente ospitate, età media 88 anni con diverse patologie concomitanti, due su tre (41) sono risultate positive al coronavirus mentre tra chi lavora nella struttura (80 persone) una su tre ha contratto il covid-19.

L’intervista completa a Bertolasi a cura dell’addetta stampa Confcooperative Ferrara

Chiara Bertolasi
Chiara Bertolasi, vice Presidente Coop Serena

Il 30 gennaio 2020 scorso l’Oms dichiara lo stato di emergenza globale. Lunedì 9 marzo, intorno alle 22, Conte annuncia di aver esteso a tutto il paese le misure già prese per la Lombardia e per le altre 14 province, e tutta l’Italia diventerà “zona protetta”. Le nuove norme sono contenute nel nuovo decreto Dpcm 9 marzo 2020, entrato poi in vigore il 10 marzo. L’11 marzo sempre l’Oms dichiara la pandemia nazionale.

Partiamo da qui, a poco più di un mese, per tracciare il quadro di quello che è successo, fino ad oggi. E lo facciamo con Chiara Bertolasi, vice Presidente della Coop Serena, che gestisce la struttura “Beneficenza Manica” di Argenta (vice presidente di Confcooperative Ferrara) dove ci sono stati 8 decessi.

  1. Da quanti anni Coop Serena gestisce Beneficenza Manica di Argenta?

Cooperativa Serena lavora sul territorio ferrarese da più di trent’anni. Siamo una cooperativa fortemente radicata a livello provinciale con quasi trecento soci e lavoratori. La struttura “Benedicenza Manica” di Argenta è stata, ed è, una delle nostre più significative esperienze nella cura degli anziani. Gestiamo altre due realtà nella provincia di Ferrara.

La nostra collaborazione con ASP Eppi Manica Salvatori è iniziata nel 2007, poi abbiamo intrapreso il percorso di accreditamento socio sanitario che ci ha portati ad acquisire la responsabilità gestionale della struttura.

  1. Quanti operatori ci lavorano e da quanto tempo? E com’è la situazione attuale?

Lavorano al Manica circa 50 addetti della Cooperativa. Suddivisi nelle diverse figure professionali che sono previste per garantire l’assistenza socio sanitaria ed alberghiera. Molti di loro lavorano nella nostra struttura fin dall’inizio della nostra attività e provengono da Argenta o territori limitrofi.

Oggi, a causa dell’epidemia abbiamo 26 operatori positivi su 80 persone – i dati sono riferiti all’ultimo screening effettuato il 15 aprile – pur appartenendo a diverse aziende, garantiscono nella quotidianità il funzionamento della struttura. A causa della situazione abbiamo mandato diversi operatori in soccorso per garantire livelli di assistenza adeguati alla condizione che stiamo vivendo. Le criticità maggiori le abbiamo avute sul versante infermieristico, anche a causa dell’assorbimento del nostro personale da parte della sanità pubblica. Devo tuttavia ringraziare l’AZ.USL di Ferrara che ci è venuta in soccorso con due infermieri, nella fase più critica. Vorrei anche ringraziare di cuore gli operatori che, con dedizione e fatica, lavorano in struttura fin dai primi giorni dell’emergenza. Ci siamo visti per Pasqua, quando sono andata personalmente da loro.

  1. Quante sono le persone ospitate al Manica? Ci parli di loro e delle loro famiglie

Il Manica nella normalità può ospitare 88 persone. Abbiamo uno stretto rapporto con molti familiari, che purtroppo non riescono a vedere i loro cari da molti giorni a causa dei divieti agli accessi in struttura, che noi abbiamo reso operativi in anticipo rispetto ai provvedimenti regionali.

I familiari telefonano, e sono molto presenti. Abbiamo messo a disposizione dei tablet per fare videochiamate e quindi fare sentire la vicinanza delle famiglie ai nostri ospiti.

In questo momento sono presenti in struttura 60 ospiti, 41 positivi e 19 negativi. Molte persone positive stanno oggi abbastanza bene, alcune sembrano asintomatiche. Gli ingressi in struttura sono ovviamente bloccati da diversi giorni. Abbiamo avuto 8 decessi di persone COVID positive, avvenuti nelle strutture ospedaliere dove erano ricoverati. Siamo molto addolorati e ai famigliari, che ci hanno tenuti informati e con i quali c’è un rapporto che va oltre la formalità, va il nostro più sincero cordiglio.

  1. Quale è la situazione attuale nella RSA?

La situazione è costantemente monitorata. Ormai da quasi un mese, cioè dal verificarsi del primo caso, accertato durante un ricovero in ospedale il 26 marzo. Da quel momento siamo in stretto contatto con l’Azienda USL, l’Igiene Pubblica e il Sindaco di Argenta Andrea Baldini.

Abbiamo richiesto un immediato intervento per effettuare i tamponi sugli operatori, che sono stati poi effettivamente eseguiti il 31 marzo. In quell’occasione ci siamo sentiti più volte anche con le rappresentanze sindacali. Il tamponamento di tutti gli operatori e di tutti gli ospiti è stato ripetuto il 15 aprile e i risultati sono arrivati il 17. Sempre in collaborazione con gli enti preposti, che l’hanno approvato, abbiamo operato piani di spostamenti per isolare le persone positive da quelle negative.

Approfitto della domanda per chiarire una cosa che sembra un esercizio di stile, ma in realtà non lo è. In Emilia Romagna, la normativa parla di CRA (Case Residenza per Anziani non Autosufficienti) e non di RSA; mi sorprende che anche gli addetti ai lavori usino questo termine. Il Manica è una CRA L’approccio operativo è prevalentemente di tipo socio sanitario e non sanitario. Infatti le figure infermieristiche sono presenti, per norma, in quantità minore rispetto a quelle socio-assistenziali (OSS). Come gestori abbiamo in più sedi, e in tempi non sospetti, rilevato il problema: gli anziani che ospitiamo hanno un’età media molto elevata – pensi che al Manica l’età media è di 88 anni – e diverse patologie concomitanti. In strutture di questo tipo andrebbe potenziato, per norma, l’approccio sanitario elevando i parametri della presenza infermieristica.

  1. Dispositivi protezione individuali. Ci racconta cosa e successo e come vi riguarda?

I DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) sono stati e sono un tema di rilevanza nazionale. L’emergenza ha colto tutti di sorpresa. Molte strutture, compresa la nostra, non avevano grandi scorte di mascherine chirurgiche, anche per quanto ho detto sopra. Ci siamo attivati immediatamente attraverso diversi canali registrando all’inizio diversi insuccessi: ordinativi bloccati alle dogane, giorni di ritardo, problematiche di vario tipo. Ma questa è cronaca nazionale. Mi ha fatto piacere il richiamo di ieri di Sonia Uccellatori della Funzione Pubblica CISL, che ha sollevato la questione DPI. Oggi, che la situazione si è un po’ sbloccata, le forniture sono soddisfacenti e abbiamo fatto ingenti scorte. È importante garantire che il flusso delle forniture non si interrompa.

  1. La Regione come vi può aiutare?

Principalmente ci può aiutare, come sta già facendo, sui DPI e assicurando screening puntuali e affidabili, rendendo il più veloce possibile il rilascio dei risultati dei tamponi. Abbiamo visto che le situazioni cambiano in modo molto veloce e persone che in un primo momento erano risultate negative, si sono poi rivelate positive. Le azioni di contenimento dell’emergenza non possono prescindere da un’analisi puntuale e completa delle situazioni di positività.

Poi, senza spirito di polemica, ci può aiutare anche arginando con messaggi positivi le accuse che arrivano, da vari fronti, ai gestori privati e alle cooperative che nella nostra regione assicurano il 70% dei servizi accreditati e rappresentano un braccio operativo importante per le amministrazioni pubbliche.

  1. Perché avete ritenuto di stare in silenzio fino ad ora?

Innanzitutto dovevamo lavorare e molto e occuparci delle persone nella nostra struttura. Tutti i ruoli di responsabilità della Cooperativa, a partire dal Presidente e dal Direttore, e della Struttura sono quotidianamente impegnati. Ci pare anche che le polemiche non possano portare a nessun risultato concreto, e avviliscano gli animi di chi lavora e di chi ci aiuta tutti i giorni, rinunciando anche ai propri affetti familiari. L’aspetto psicologico di tutti noi è messo alla prova ogni singolo minuto. E’ il nostro lavoro, fa parte dell’essere al servizio, resta uno stress forte, non ha senso nasconderlo, ma è nostro dovere gestirlo e affrontarlo.

  1. Avete al vostro interno una persona positiva al Covid19 di 105 anni. Come sta?

Guardi, compatibilmente con l’età ci sta sorprendendo tutti! È una roccia e del resto per essere arrivati fin lì bisogna essere fatti di una materia resistentissima.

  1. E lei, Chiara, come sta?

La ringrazio davvero per la domanda. Molto provata, come tutti noi. Ma andiamo avanti, nella sicurezza di aver fatto il nostro meglio a condizioni date e nella consapevolezza di dover impiegare ancora molte energie per poter fare ancora di più. E’ una strada piena di buche, non possiamo occuparci troppo di guardare alla fine del percorso, quanto di proteggere la struttura e le persone che assistiamo dalle buche, a volte quotidiane.

E’ il nostro lavoro, è il nostro compito. E’ la nostra missione.

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