Regionali ’18 in Val d’Aosta: vero e proprio terremoto politico. Rinviata decisione di Mattarella su nome Premier

mattarellaDopo l’accordo di Salvini e Di Maio sul nome del giurista Giuseppe Conte, prescelto per la carica di Presidente del Consiglio – nome da portare al Presidente della Repubblica – Sergio Mattarella in mattinata ha ricevuto i presidenti delle Camere Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, quindi ha rinviato di uno o due giorni ogni decisione sul nome proposto.

Sui mercati finanziari intanto scende lo spread fra Btp e Bund e l’Istat confermato la stima di crescita del pil all’1,4% nel 2018. Ma intanto il sismografo della politica nazionale segnala un vero.

E proprio terremoto alle elezioni regionali della Val d’Aosta, dove l’affluenza è stata del 65,12 per cento, otto punti in meno rispetto alle regionali del 2013. Se Roma piange, Aosta non ride, e infatti il risultato delle regionali di domenica scompagina relazioni di potere consolidate come quella tra Union Valdotain e PD.

Quest’ultimo non ha raggiunto la soglia di sbarramento e per la prima volta dal 1946 gli eredi della sinistra non saranno rappresentati nell’assemblea della Regione. Sul fronte opposto la Lega dopo vent’anni torna tra i banchi del Consiglio regionale con oltre il 17% dei voti che le portano in dote 7 seggi su 35.

Arretra il M5S rispetto al 4 marzo, e sembra comunque improponibile l’esperienza in corso, di un’alleanza fra Lega e 5stelle, per formare il governo nazionale, se non altro perché i due partiti insieme in Val d’Aosta, hanno appena 11 seggi su 35.

Arretra anche l’Union Valdotain, si affacciano alla ribalta due nuovi movimenti autonomisti. Anche Forza Italia non entra nell’assemblea regionale e sembra sempre più confinata ad un ruolo marginale.

Il voto valdostano non è stato annunciato in questi mesi come un “test nazionale”, anche perché la Valle d’Aosta ha 100mila elettori ed è la più piccola regione italiana, tuttavia i risultati sono stati sorprendenti.  Per la classe politica del Paese ce n’è abbastanza per interrogarsi e cercare di capire quale sia il Paese a cui si sono rivolti i Partiti bocciati, non solo in queste elezioni valdostane, ma già nelle elezioni politiche del 4 marzo scorso.

Certo è che in questo inizio di 2018 il Paese ha premiato, da un lato, chi ha interpretato, come i 5Stelle, il disagio di chi si sente condannato all’esclusione dal progresso tecnologico e dal lavoro, dall’altra chi ha risposto al desiderio di sicurezza e di identità.

Dispiace oggi, non tanto che ci siano partiti che fanno leva sulla demagogia, ma che i partiti, che nell’ultimo ventennio sono stati forze maggioritarie, non abbiano saputo cogliere ciò che chiede il Paese per affrontare senza drammi il cambiamento dell’assetto produttivo del Paese, che ha cancellato in 10 anni un milione di posti di lavoro fra operai e artigiani e mandato in fumo le speranze di tante famiglie di poter dare un futuro, migliore del loro passato, ai propri figli.

Dalia Bighinati

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